Ucraina, l’avvertimento di Carnelos: “Un’adesione all’Ue sarebbe una zavorra spaventosa”
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Redazione Esteri
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Il dibattito sull’allargamento dell’Unione europea ai confini orientali, una partita geopolitica che coinvolge equilibri delicati e interessi economici contrapposti, rischia di subire una brusca frenata di fronte ai numeri della ricostruzione.
Mentre i vertici comunitari riuniti a Cipro sondano le vie per accelerare l’integrazione di Kiev, l’ex ambasciatore Marco Carnelos – già consulente di politica estera per i governi Berlusconi, Prodi e Dini – getta acqua sul fuoco dell’entusiasmo: l’ingresso dell’Ucraina, spiega, potrebbe trasformarsi in un macigno per le casse europee. lanotiziagiornale +3
Intervistato da Giorgio Bianchi su Radio Radio Tv, il diplomatico ha quantificato il peso di questa operazione, stimando i fondi necessari per la rinascita del Paese in una forbice compresa tra i 500 e i mille miliardi di dollari. Un onere che, secondo la sua analisi, ricadrebbe in larga parte sul bilancio di Bruxelles, distogliendo risorse preziose da altre priorità strutturali del continente. ilfattoquotidiano +3
La questione economica e il nodo dei requisiti
Se l’aspetto finanziario rappresenta l’ostacolo più immediato, non è certo l’unico a complicare la tabella di marcia verso l’adesione.
Anche a prescindere dai danni causati dal conflitto, va ricordato come l’Ucraina già prima della guerra faticasse a soddisfare i parametri richiesti dal Fondo monetario internazionale; un precedente, questo, che la dice lunga sulle difficoltà strutturali di un’economia che necessiterebbe di decenni di riforme per allinearsi agli standard comunitari. ilfattoquotidiano +3
A ciò si aggiungono le riserve espresse da più parti sulla piena maturità democratica del sistema, un requisito che i trattati europei pongono come condizione sine qua non per l’allargamento.
E se alcuni guardano a soluzioni ibride o a formule di “membro associato” – ipotesi caldeggiata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz per “avanzare più velocemente” – Carnelos avverte che queste creerebbero, nei fatti, problemi interpretativi destinati a durare per anni, lasciando l’Ucraina in una sorta di limbo istituzionale. repubblica +3
Le crepe nella maggioranza e la posizione di Bruxelles
L’eventuale percorso di adesione sta comunque già scaldando gli animi nel dibattito politico italiano, dove la compagine governativa appare visibilmente spaccata al suo interno. repubblica +3
Da un lato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si dice favorevole all’apertura dei negoziati – sebbene ponga l’accento sulla necessità impellente per Kiev di estirpare la corruzione e chieda che l’Europa non dimentichi i Balcani occidentali – mentre dall’altro la Lega alza un muro definendo l’ipotesi “assolutamente contraria” in questa fase, paventando un danno economico e sociale di enormi proporzioni. ilmanifesto +3
Una posizione, quest’ultima, che trova una sponda in Fratelli d’Italia: per Giovanni Donzelli, un ingresso senza una pace stabile con Mosca equivarrebbe sostanzialmente a trascinare l’intera Europa in guerra.
Nel frattempo, Bruxelles sembra intenzionata a premere l’acceleratore: l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, pur riconoscendo che “questi processi richiedono tempo”, ha bollato come “molto buona” l’idea sottostante alla proposta di Berlino, suggerendo che l’Ucraina ha competenze da offrire anche sul piano della sicurezza collettiva. repubblica +3
L’ipotesi dell’”ingresso light” e le reazioni
La strada maestra – quella dell’adesione piena e immediata – sembra dunque impercorribile a breve termine, ma le cancellerie europee stanno studiando soluzioni alternative per non lasciare a mani vuote il governo di Kiev.
La proposta di uno statuto di “membro associato” – una sorta di anello intermedio tra l’attuale partenariato e l’ingresso vero e proprio – è stata accolta tiepidamente da Palazzo Chigi, mentre l’Alto rappresentante Kallas ne ha apprezzato la ratio, ovvero quella di scandire il percorso di avvicinamento in tappe più rapide e gestibili. repubblica +3
Una formula, questa, che tuttavia non convince del tutto chi, come l’ex diplomatico Carnelos, vede nell’integrazione ucraina una zavorra destinata a frenare la ripresa dell’intero blocco.
Che si tratti di un allargamento soft o di una spinta verso l’ingresso a tutti gli effetti, il nodo dei finanziamenti alla ricostruzione resta il più spinoso: in assenza di certezze su chi dovrà mettere mano al portafoglio, l’ipotesi di vedere Kiev tra i banchi dell’Unione rischia di rimanere, ancora per molto, una chimera più politica che economica. ilfattoquotidiano +3




