Un nuovo farmaco raddoppia la sopravvivenza nel tumore al pancreas, lo studio italiano che apre la strada

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La lotta contro il tumore al pancreas, una delle neoplasie più temute per la sua capacità di rimanere silente fino a fasi ormai avanzate e per la limitata risposta alle terapie convenzionali, potrebbe aver trovato un alleato inaspettato in due molecole sperimentali. I recenti dati, pubblicati su Nature Medicine e presentati nel corso di trial clinici internazionali, raccontano di un progresso concreto: l’elraglusib, somministrato per via orale insieme alla chemioterapia standard, è riuscito a raddoppiare la percentuale di pazienti ancora in vita dopo un anno, riducendo del 38% il rischio di mortalità. Lo studio di fase 2, condotto dalla Northwestern University, ha confrontato la terapia combinata con il solo trattamento chemioterapico, evidenziando un divario significativo in termini di sopravvivenza globale. Un risultato che, per la sua portata, ha spinto la ricerca a non fermarsi qui.

Daraxonrasib, la pillola che arriva dalla California

Parallelamente, un’altra speranza viene dalla Revolution Medicines, azienda californiana specializzata nello sviluppo di terapie contro i tumori dipendenti dal sistema Ras. Il farmaco daraxonrasib, capostipite di una nuova classe di Ras-inibitori, è stato testato nello studio globale RASolute 302, randomizzato e controllato, su pazienti affetti da adenocarcinoma duttale pancreatico (Pdac) metastatico e già sottoposti a precedenti linee di trattamento. Anche in questo caso, i dati preliminari della fase 3 hanno mostrato un raddoppio della sopravvivenza rispetto alla sola chemioterapia, un risultato definito senza precedenti per questa tipologia di pazienti, la cui prognosi resta generalmente sfavorevole: la maggior parte di loro, va ricordato, non supera l’anno dalla diagnosi.

Il ruolo dei centri italiani nella sperimentazione globale

In mezzo a questa ondata di novità terapeutiche, emerge il contributo di un’eccellenza della sanità toscana. L’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup), infatti, è stata uno dei quattro centri italiani – insieme all’Istituto oncologico veneto, all’Istituto nazionale tumori di Milano e all’Istituto europeo di oncologia di Milano – in cui è stata condotta la sperimentazione del daraxonrasib. Un coinvolgimento che sottolinea il ruolo attivo della ricerca nazionale in uno studio clinico globale, dove il beneficio complessivo di sopravvivenza ha superato quanto finora osservato nel tumore al pancreas metastatico già trattato. Nessun dettaglio aggiuntivo sui singoli ricercatori è stato reso noto, ma la presenza di questi centri testimonia la capillarità della rete di sperimentazione.

Elraglusib, il meccanismo che riduce la mortalità

Tornando all’elraglusib, i meccanismi d’azione sembrano puntare a una modulazione della risposta immunitaria e infiammatoria, potenziando l’efficacia della chemioterapia senza un aumento significativo della tossicità. Lo studio di fase 2, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, ha evidenziato che i pazienti trattati con la combinazione avevano una probabilità doppia di essere vivi a un anno rispetto a quelli che avevano ricevuto solo la chemioterapia. Una riduzione del 38% della mortalità, in termini numerici, rappresenta un passo avanti rilevante in un contesto – quello del carcinoma pancreatico – dove le opzioni terapeutiche efficaci restano purtroppo limitate e la sopravvivenza a cinque anni è storicamente bassa. Non si tratta di una guarigione, va chiarito, ma di un allungamento significativo del tempo di vita che cambia le prospettive per molti malati.

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