Leone al Quirinale, tra ringraziamenti e l'invito a preservare l'identità
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Redazione Esteri
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Nel corso della sua prima visita ufficiale al Quirinale, papa Leone XIV ha espresso gratitudine a Sergio Mattarella per l'impegno profuso dall'Italia nella gestione degli sbarchi e nel contrasto ai trafficanti di esseri umani, un'azione che, come ha sottolineato il Pontefice, merita un riconoscimento profondo. La sua allocuzione, articolata con un linguaggio solenne che riecheggia la lunga storia dei rapporti tra lo Stato italiano e la Santa Sede, ha tuttavia introdotto un elemento di riflessione, quasi un'incidentale ma ponderata considerazione, sull'importanza di accogliere senza snaturare sé stessi. Egli ha infatti invitato a «aver cura di preservare la nostra identità culturale», paragonando le nazioni a grandi querce, le quali, per reggersi salde e prosperare, necessitano di radici profonde e ben salde nel terreno che le ospita.
Un protocollo "stressato" dall'anticipo
L'incontro, che ha visto la presenza di numerosi ministri e le battute scherzose del cardinale Zuppi, è stato caratterizzato da una circostanza insolita, tale da mettere alla prova la macchina protocollare. Contrariamente a quanto stabilito nei dettagli dagli staff, il Pontefice è giunto in anticipo, molto prima dell'orario ufficialmente previsto per le undici, mentre il Presidente della Repubblica era ancora intento a redigere un messaggio di cordoglio per la tragica scomparsa di tre carabinieri. Questo imprevisto, sebbene gestito con professionale discrezione, ha conferito all'evento un tono di spontaneità, sottolineando come, al di là dei rigidi cerimoniali, l'appuntamento avesse un significato profondamente sentito da entrambe le parti.
Le parole dal peso della storia
«Come Vescovo di Roma e Primate d'Italia, per me è significativo rinnovare, con questa visita, il forte legame che unisce la Sede di Pietro al Popolo italiano», ha affermato Leone XIV, collocando esplicitamente il suo intervento nel solco dei «cordiali rapporti bilaterali» sanciti dai Patti Lateranensi. Le sue parole, che riecheggiavano tra le mura di un Palazzo profondamente legato alla memoria di numerosi Pontefici, hanno toccato anche i recenti eventi straordinari, dal Giubileo alla transizione pontificia, riconoscendo in essi un'ulteriore prova della «fattiva mutua collaborazione» che caratterizza un dialogo mai interrotto.
Le gaffe del ministro Schillaci
In un giorno di alta diplomazia, le cronache politiche hanno continuato a registrare le difficoltà del ministro della Salute, Orazio Schillaci, in materia di nomine pubbliche. Dopo la precedente figuraccia legata alla commissione vaccini, se n'è consumata un'altra, forse ancor più imbarazzante, con la designazione del presidente della commissione antidoping. Invece di indicare Attilio Parisi, noto medico dello sport, il ministero ha piazzato Giorgio Parisi, il celebre premio Nobel per la fisica, in un clamoroso scambio di persona che ha reso palese, ancora una volta, una certa approssimazione nella verifica degli incarichi.




