Milano, i segni della guerriglia e la battaglia politica sulle proteste per Gaza
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Redazione Interno
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Mentre i tecnici completano le operazioni di ripristino nella Stazione Centrale di Milano, cancellando i segni più visibili della guerriglia urbana divampata al termine del corteo per la Palestina, la battaglia politica si sposta nelle aule di Montecitorio.
La richiesta politica a Roma
A gettare benzina sul fuoco di un confronto già acceso è stata la richiesta del capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, che ha chiesto un intervento urgente del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alla Camera. L’obiettivo è quello di ottenere un resoconto dettagliato sugli scontri che hanno visto le forze dell’ordine impegnate in duri confronti con una frangia dei manifestanti. «Se dobbiamo scegliere tra chi blocca i treni e chi porta la divisa, noi stiamo dalla parte dei ragazzi che portano la divisa», ha dichiarato Bignami, tracciando una linea netta che la maggioranza di governo sembra intenzionata a seguire.
Il ritorno alla normalità a Milano
Nella città meneghina, intanto, prevale un pragmatismo tutto lombardo. L’ovale al piano interrato della stazione e la Galleria delle Carrozze, che per ore erano stati teatro di caroselli di fumogeni e lacrimogeni, sono già tornate alla loro normale frequentazione. La necessità di voltare pagina rapidamente, di ripristinare la quotidianità degli affari e degli spostamenti, appare prioritaria rispetto a una conta dei danni – peraltro non ancora quantificati con precisione – che pure ci sarà.
La presa di posizione di artisti e intellettuali
A complicare ulteriormente il quadro è arrivato un pesante comunicato congiunto firmato da una nutrita schiera di artisti e intellettuali. Nomi di spicco come quello del fumettista Zerocalcare, degli scrittori Massimo Carlotto e Sandrone Dazieri, o di gruppi musicali storici come i Modena City Ramblers e i Bandabardò, si sono uniti per esprimere una posizione diametralmente opposta a quella governativa. Per loro, la vera violenza non risiederebbe nell’azione di bloccare una stazione, definita anzi un atto di protesta legittimo in uno sciopero generale contro quello che viene descritto come “il più grande genocidio di questo secolo”.
Una frattura profonda nelle narrazioni
Il documento, che ha raccolto anche l’adesione di artisti come Max Pisu e degli Assalti Frontali, delinea una chiara contrapposizione di narrazioni. Da un lato, chi vede negli scontri un episodio di vandalismo e una minaccia all’ordine pubblico da reprimere con fermezza; dall’altro, chi ritiene che la violenza sia piuttosto l’inazione di fronte a un massacro. Una frattura profonda, che dalle piazze si è trasferita immediatamente nel dibattito politico e culturale, lasciando intravedere pochi margini per una riconciliazione.




