Valbrembo, il mistero del Cessna cade tra le case: superperizia e autopsia per lo schianto
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Redazione Interno
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Il silenzio, rotto solo occasionalmente dal vento che si infila tra le fessure degli hangar, ha avvolto l’aviosuperficie di Valbrembo. Gli aerei biposto, che solitamente scandiscono le giornate con i loro decolli e atterraggi continui, restano infatti parcheggiati e coperti, fermi in attesa di sviluppi giudiziari dopo lo schianto di lunedì pomeriggio che è costato la vita all’istruttore ventiseienne Daniel Taino, lasciando in condizioni gravissime il giovane allievo di diciannove anni.
La Procura della Repubblica, attraverso il lavoro del sostituto procuratore Raffaella Latorraca, ha aperto un fascicolo d’indagine ipotizzando i reati di omicidio colposo e lesioni gravissime, un atto dovuto che avvia ora una macchina investigativa complessa e articolata per fare luce su una dinamica che appare tutt’altro che lineare.
Le due direttrici dell’inchiesta: l’autopsia e la «superperizia» tecnica
Il pm Latorraca, per restringere il campo delle possibili cause, ha affidato due incarichi paralleli che rappresentano i pilastri di questa inchiesta. Da un lato, il medico legale Matteo Marchesi eseguirà l’esame autoptico sul corpo del pilota nella mattinata di domani all’obitorio dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, un esame che servirà a escludere o confermare l’ipotesi di un malore improvviso che avrebbe colpito Taino mentre era ai comandi.
Dall’altro lato, e questo è probabilmente l’elemento più rilevante per la ricostruzione tecnica, è stata disposta una «superperizia» sui resti del Cessna 152: un tecnico analizzerà il motore, le componenti strutturali e i sistemi elettronici del velivolo per cercare un’avaria o un guasto improvviso che potrebbe aver reso inutilizzabili i comandi.
La lezione di volo era ormai agli sgoccioli, con il Cessna della scuola Cantor Air diretto verso la base dopo oltre un’ora di missione, quando invece di atterrare ha virato per eseguire una cosiddetta «riattaccata» (o touch and go), una manovra di routine negli addestramenti che prevede di riprendere quota senza toccare terra. Ed è proprio durante questa manovra, mentre l’aereo si allineava per il rientro, che qualcosa è andato storto: il velivolo ha perso rapidamente quota, si è schiantato in via don Bosco impattando contro un palo della luce e la recinzione di una casa.
«I have control», «You have control», sono queste le frasi che normalmente risuonano in cabina quando il comando viene passato dall’istruttore all’allievo o viceversa. Senza una scatola nera, elemento di cui questo modello non dispone, sapere chi dei due avesse effettivamente le mani sul volante in quei drammatici istanti è un segreto che al momento puo essere svelato solo dal superstite, il diciannovenne ricoverato in prognosi riservata.
L’assenza di comunicazioni d’emergenza e le analisi sui doppi comandi
Ciò che rende l’inchiesta ancora più complessa è l’apparente assenza di un tentativo di richiesta di soccorso da parte dell’equipaggio. Il direttore della scuola di volo ha infatti ricordato che il Cessna era dotato di un transponder in grado di dialogare con i radar e di inserire un codice di emergenza, oltre che di un bottone rosso per attivare un segnale di localizzazione in caso di incidente.
L’assenza di queste comunicazioni, almeno stando ai primi rilievi, sembrerebbe suggerire che l’evento sia stato improvviso e tale da non lasciare alcun margine di reazione, né per chiedere aiuto né tantomeno per tentare un ammaraggio di fortuna.
Sulla scena, i carabinieri della Compagnia di Zogno stanno acquisendo i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona, nella speranza che qualche immagine possa aver immortalato le anomalie della traiettoria finale del volo, mentre l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) sta conducendo accertamenti tecnici paralleli per prevenire futuri incidenti.
La rimozione del relitto e le ipotesi al vaglio degli inquirenti
Il Cessna, dopo essere stato accuratamente preservato e piantonato giorno e notte nel punto dell’impatto, è stato infine rimosso e trasferito all’interno di un hangar della stessa scuola di volo Cantor Air. Questo passaggio, avvenuto sotto la scorta dei carabinieri, segna l’inizio della fase più tecnica delle indagini: gli investigatori potranno ora analizzare il motore Lycoming a pistoni, un pezzo fondamentale per capire se la perdita di potenza sia stata causata da un guasto meccanico.
L’ipotesi del malore, per quanto vagliata, appare allo stato attuale meno probabile agli inquirenti, proprio perché il biposto era dotato di doppi comandi e l’allievo, seppur giovane, era già in possesso di una licenza di pilota privato (Ppl) ottenuta a marzo, e dunque teoricamente in grado di riprendere il controllo del velivolo in caso di emergenza del maestro. La procura sta inoltre valutando se acquisire elementi sullo stato di manutenzione del velivolo, anche se al momento non risultano irregolarità evidenti nella documentazione della scuola.




