Ndrangheta nella Sibaritide, 41 arresti: ai domiciliari il sindaco Stasi
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Redazione Interno
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Una vasta operazione antimafia nella piana di Sibari ha portato mercoledì mattina all'esecuzione di 41 misure cautelari, tra cui gli arresti domiciliari per il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi. A eseguire i provvedimenti sono stati i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale e del Comando provinciale di Cosenza, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Gli indagati finiti in carcere sono 24, mentre per altri 17 il giudice ha disposto i domiciliari.
L'inchiesta della Dda sulle cosche tra Cassano, Sibari e Corigliano-Rossano
L'indagine, coordinata dal procuratore distrettuale Salvatore Curcio, si concentra sulle presunte attività illecite dei clan radicati nei territori di Cassano allo Ionio, Sibari e Corigliano-Rossano, un'area in cui la 'ndrangheta cosentina esercita da tempo un controllo capillare. Il provvedimento tocca anche la politica locale: a Stasi, alla guida della terza città della Calabria per popolazione, nata nel 2018 dalla fusione dei comuni di Corigliano Calabro e Rossano, viene contestato un presunto scambio tra voti e assunzioni all'interno del Comune.
Tra i destinatari delle misure c'è anche Damiano Pepe, 64 anni, detto «Tripolino», sfuggito pochi giorni fa a un agguato davanti alla propria abitazione, nella zona di Lattughelle, tra Corigliano-Rossano e Cassano. Nell'attacco armato, avvenuto intorno al 23 ottobre, è morta la sua compagna, mentre lui è rimasto gravemente ferito senza essere in pericolo di vita. Dopo il fatto gli accertamenti erano stati avviati dai carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Castrovillari, con la possibilità che gli atti passassero alla Dda.
Le reazioni della politica calabrese all'arresto del sindaco
La notizia ha fatto l'effetto di uno shock negli ambienti politici regionali. Dall'area vicina a Stasi sono arrivati messaggi di solidarietà: il Pd regionale ha richiamato la presunzione d'innocenza e il rispetto per il lavoro della magistratura, mentre Mimmo Lucano ha parlato di una «trappola» volta a delegittimare un amministratore. Rifondazione Comunista ha contestato gli elementi a carico del sindaco e ha chiesto chiarezza sull'impianto accusatorio, mentre da altre voci è stato ricordato che «una misura cautelare non equivale a una condanna».
Sul fronte del centrodestra le posizioni si sono divise. Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, si è dichiarato garantista senza se e senza ma, mentre Fratelli d'Italia ha attaccato il sindaco, richiamando le proteste degli agricoltori del territorio e con un ruolo di primo piano del ministro Francesco Lollobrigida nella polemica.
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