La Serie A rileva il 51% del Fantacalcio, operazione da 18 milioni tra luci e ombre

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La domanda che ogni estate accompagnava l’acquisto di una rivista patinata o la compilazione della lista su un tozzo block-notes, ovvero il classico “chi prendere all’asta?”, oggi lascia il posto a un interrogativo ben più strutturato e complesso che riguarda non i singoli calciatori ma l’intera architettura societaria del gioco più amato dagli appassionati. L’assemblea della Lega Serie A, riunitasi nella giornata di lunedì 16 febbraio, ha infatti ufficializzato il passaggio di consegne che vede il massimo campionato professionistico italiano diventare socio di maggioranza di Quadronica, la società a responsabilità limitata che dal lontano 2008 detiene le redini del portale Fantacalcio.it. La delibera, caldeggiata con insistenza dall’amministratore delegato Luigi De Siervo e ratificata dal presidente Ezio Simonelli, porterà la Lega a versare nelle casse della società campana — originariamente controllata da Nino Ragosta e Luigi Cutolo — un assegno complessivo di circa 18 milioni di euro, cifra che rappresenta il corrispettivo per l’acquisizione del 51% delle quote -1-4-8.

L’operazione, che nei fatti valuta l’intero business del Fantacalcio intorno ai 40 milioni di euro (quasi il doppio rispetto a quanto valeva soltanto un paio di anni fa), non è passata indenne attraverso il vaglio delle venti società, producendo una fotografia politica piuttosto nitida dell’assemblea -5. Quindici club, tra i quali figurano i nomi di Inter, Juventus, Milan, Atalanta e Torino, hanno espresso un parere favorevole, mentre tre squadre — nello specifico Como, Fiorentina e Napoli — hanno votato contro, ritenendo verosimilmente il prezzo di ingresso troppo elevato o magari non in linea con le proprie strategie di business. Due le astensioni, quelle di Cremonese e Roma, che hanno preferito non schierarsi né a favore né contro questa sorta di nazionalizzazione del fantasy game -4-9.

L’impatto economico dell’investimento, che verrà coperto attraverso un finanziamento rimborsabile in piccole rate grazie agli utili generati dai club stessi, punta a non gravare in maniera eccessiva sui bilanci delle singole società, diluendo l’esborso nel tempo come se si trattasse di un normale ammortamento -1. Ma al di là delle cifre e dei numeri, ciò che realmente cambia per i milioni di utenti che ogni settimana si sfidano nella creazione della formazione ideale è il destino del prodotto: l’obiettivo dichiarato da Simonelli, e ribadito più volte nel corso della conferenza stampa post-assemblea, è quello di rendere il Fantacalcio “sempre più appetibile”, arricchendolo con le immagini ufficiali del campionato e sviluppando nuove sinergie che possano portare il format anche all’estero, dove il mercato dei fantasy sport — si pensi alla Premier League — rappresenta un volano di engagement e di dati commerciali di prima grandezza -2-10.

Un passaggio, questo, che testimonia come la Lega guidata da De Siervo (da tempo nel mirino della critica social per la celeberrima frase sulla pirateria che “uccide il calcio”) abbia deciso di virare in maniera decisa verso la diversificazione delle proprie fonti di reddito, cercando di non rimanere ancorata esclusivamente alla vendita dei diritti televisivi. Il fatturato di Quadronica, che nell’ultimo anno ha sfiorato i 9 milioni di euro con utili netti vicini ai 4 milioni, rappresenta d’altronde una gallina dalle uova d’oro difficile da ignorare, considerando anche i margini altissimi e il bacino di utenza che oscilla tra i 3 e i 7 milioni di iscritti a seconda delle fonti -1-5-7.

Le resistenze manifestate da alcune società, come anticipato, sembrano dunque riconducibili più a una valutazione di congruità del prezzo che a una contrarietà di principio sull’ingresso della Lega in un business parallelo a quello puramente sportivo. Con l’acquisizione della maggioranza, la Serie A potrà contare su una leva commerciale ulteriore, potendo offrire agli sponsor pacchetti integrati che uniscano la visibilità sulle maglie o sui bordocampo a quella garantita dalle piattaforme digitali del Fantacalcio, dove marchi come McDonald’s, Eni e Bancomat sono già presenti in pianta stabile -5. La sensazione, insomma, è che il vecchio gioco nato sulle polverose lavagne delle scuole superiori abbia definitivamente assunto le sembianze di un’industria matura, capace di attrarre l’interesse di un azionista di peso come la Lega e di proiettarsi verso una dimensione sempre più contemporanea, fatta di app, statistiche in tempo reale e monetizzazione dell’audience.

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