Ranieri e il gran rifiuto: la notte in cui cambiò tutto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Mentre Luciano Spalletti, ormai ex commissario tecnico, guidava per l’ultima volta l’Italia nella partita contro la Moldova a Reggio Emilia, Claudio Ranieri era già considerato il suo successore. La Federcalcio, che con lui aveva discusso persino dei nomi dello staff, sembrava aver trovato l’uomo giusto. Ma nella serata di lunedì, qualcosa si è inceppato. Gabriele Gravina, presidente della Figc, ha scoperto a notte fonda – attraverso un messaggio asciutto e inatteso – che l’allenatore romano aveva fatto marcia indietro. Un dietrofront improvviso, che ha riportato il caos nel calcio italiano.
Se la vicenda fosse una commedia all’italiana, il titolo potrebbe essere Missione impossibile: trovare un ct. Senza guida e con pochi protagonisti di peso, la Nazionale naviga a vista. Spalletti è già passato, Ranieri ha detto "no" dopo un iniziale "sì", e ora la panchina sembra destinata a Gennaro Gattuso, in pole ma con più interrogativi che certezze. Quello che resta è un rebus, alimentato da scelte fulminee e ripensamenti notturni.
Tra le voci che si sono levate dopo il rifiuto di Ranieri, spicca quella di Simone Braglia, ex portiere, intervenuto su TMW Radio. "La sua decisione ha ragioni che vanno oltre il tecnico", ha osservato, senza approfondire ma lasciando intendere che il contesto attuale – fatto di pressioni e aspettative – possa aver pesato. Antonio Cabrini, storico campione del ’82, ha invece commentato con pragmatismo: "Non mi stupisce. Dipende sempre da chi hai davanti: gli allenatori sono bravi se vincono, punto". Una verità lapidaria, che però non risolve il vuoto lasciato dall’addio di Spalletti e dal "no" di Ranieri.




