Trovato cadavere nel Panaro a Nonantola: il pescatore di 65 anni non era rientrato a casa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non sono bastate le ricerche condotte per tutta la notte né l’impiego dei droni a restituire alla moglie un marito ancora in vita. È accaduto a Ravarino, frazione che si snoda tra i comuni di Bomporto e Nonantola, dove questa mattina, sabato 18 aprile, i sommozzatori hanno recuperato il senza vita di un uomo di 65 anni, originario dell’Europa dell’Est, disperso nelle acque gelide del fiume Panaro. La scoperta, avvenuta nella zona di Casoni, ha posto fine a ore di angosciosa attesa, iniziate quando la donna, non vedendolo rientrare, ha dato l’allarme.

Il dispiegamento notturno dei soccorsi

L’allarme era scattato nella serata di venerdì, quando l’uomo – residente in zona e appassionato pescatore – era uscito per una battuta di pesca lungo il corso d’acqua senza però fare ritorno a casa. A mobilitarsi immediatamente sono stati i vigili del fuoco del comando di Modena, i quali hanno operato senza sosta durante la notte. Le operazioni, concentrate in particolare lungo via Pelumi, hanno visto un imponente spiegamento di forze: sono accorsi i distaccamenti di Finale Emilia e San Felice sul Panaro, i volontari di Mirandola, oltre alle squadre della sede centrale. Per esplorare l’area dall’alto e setacciare il letto del fiume, sono entrati in azione i nuclei Sapr con droni e i sommozzatori del distaccamento di Bologna, un dispiegamento di mezzi e tecnologie che purtroppo non ha potuto evitare l’esito tragico.

Il ritrovamento e l’intervento dei carabinieri

È stato proprio uno di quei droni, impiegato nelle prime luci dell’alba, a localizzare il dell’uomo, che galleggiava in un tratto del Panaro nei pressi di Ravarino. Immediatamente dopo l’avvistamento, i sommozzatori si sono immersi per recuperare la salma, portandola a riva sotto lo sguardo degli inquirenti. Sul posto sono infatti intervenuti i carabinieri di Nonantola, che ora hanno il compito di fare piena luce sulla dinamica dell’accaduto. Al momento, gli investigatori non escludono l’ipotesi più tragica ma anche la più probabile, ovvero quella dell’incidente: la vittima potrebbe essere scivolata accidentalmente lungo l’argine, finendo in acqua dove la corrente, particolarmente forte in alcuni tratti, non le ha lasciato scampo. Nessuna ipotesi viene però al momento scartata, e i rilievi scientifici in corso sono finalizzati a ricostruire con esattezza gli ultimi istanti di vita del pescatore.

Il giallo della battuta di pesca finita in tragedia

Quel che è certo, e che costituisce l’unico dato certo in questo mare di domande, è che l’uomo era uscito di casa con l’intenzione di dedicarsi alla pesca, un’attitudine forse tranquilla che si è trasformata in un incubo per i suoi cari. La moglie, non vedendolo tornare, ha fornito l’allarme che ha innescato la macchina dei soccorsi, sebbene per l’uomo non ci fosse già più nulla da fare. Il, ritrovato a distanza di ore dalla scomparsa, è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria. I carabinieri stanno vagliando tutti gli elementi raccolti sul posto, comprese le condizioni dell’argine e la conformazione del fondo del fiume, per escludere qualsiasi altra pista e fornire una risposta chiara alla famiglia della vittima. La cronaca di questa giornata di metà aprile si tinge così di nero, lasciando emergere la fragilità di un hobby quotidiano trasformatosi in tragedia silenziosa lungo le rive del Panaro.

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