Stellantis accelera sul riciclo, a Casablanca il terzo centro di smontaggio globale
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Redazione Economia
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Cos’è un’automobile se non una riserva di valore nascosta sotto una carrozzeria destinata a invecchiare? Per Stellantis, il concetto di fine vita non coincide più con la rottamazione fine a sé stessa, tanto che il gruppo automobilistico ha appena ribaltato la propria logica industriale in Marocco. L’azienda, come si evince dai recenti comunicati, ha infatti inaugurato a Casablanca il suo primo centro di smontaggio veicoli per l’intera area del Medio Oriente e dell’Africa, il terzo a livello mondiale dopo quelli già operativi a Torino e a San Paolo. L’impianto, che sorge nella zona industriale di Ain Sebaa, non è solo un’operazione locale, ma viene descritto dalla dirigenza come un vero e proprio catalizzatore per lo sviluppo di un’economia circolare strutturata in una regione storicamente priva di standardizzati sistemi di recupero.
Un investimento da 1,6 milioni per il riciclo industriale
Si parla di cifre importanti quando si analizza l’operazione, sebbene l’investimento dichiarato di 1,6 milioni di euro possa apparire contenuto rispetto ai giganteschi volumi produttivi del gruppo. A rendere strategica la mossa è la superficie: 6.000 metri quadrati concepiti per gestire un flusso continuo di veicoli giunti a fine carriera, prelevati da compagnie assicurative, aste specializzate e canali di raccolta autorizzati. A regime, la fabbrica marocchina potrà smontare fino a 10.000 veicoli all’anno, generando una filiera parallela di ricambi che altrimenti andrebbero dispersi. Non si tratta, quindi, della classica “rottamazione” caotica che si osserva nelle periferie urbane, bensì di un processo industriale che restituisce valore ai materiali e ai componenti, riducendo al minimo lo spreco grazie a rigorose procedure di sbonnaggio e depolluzione.
La strategia Sustainera e le 4R
Questa operazione cade sotto l’egida di SUSTAINera, la business unit del gruppo dedicata interamente alla circolarità, la quale promuove su scala industriale i principi delle cosiddette “4R”: rigenerazione, riparazione, riuso e riciclo. A dirla tutta, l’obiettivo non è semplicemente quello di smaltire l’usato, ma di alimentare il mercato secondario con componenti originali perfettamente funzionanti, tra cui persino le batterie di trazione, che rappresentano un nodo cruciale per l’economia del futuro. Attenzione, però: non stiamo parlando di componenti qualsiasi. Questi pezzi, dopo essere stati estratti, vengono ispezionati e reimmessi nel circuito commerciale attraverso la rete post-vendita Stellantis, i centri di riparazione partner e piattaforme digitali come B-Parts, garantendo al cliente finale un’alternativa economica senza sacrificare la qualità dell’originale.
Il polo di Casablanca come modello per l’Africa
La scelta del Marocco, in questo specifico contesto, non è affatto casuale. Il Paese, che già ospita una delle gigafactory più avanzate del gruppo a Kenitra, si candida ora a diventare l’hub di riferimento per la gestione dei veicoli a fine vita nell’Africa subsahariana occidentale. Questa duplicità di ruoli – produttore da un lato, “distruttore organizzato” dall’altro – è la vera novità del piano industriale di Stellantis per l’area MEA. In buona sostanza, l’automobile costruita, venduta e guidata sulle strade del continente trova ora una stazione finale tecnologicamente avanzata proprio dove è nata, chiudendo idealmente il cerchio della sua esistenza commerciale. Si stima, tra l’altro, che il centro genererà circa 150 posti di lavoro tra diretti e indiretti, un dato che conferma come l’economia circolare non sia solo una scelta green, ma anche un moltiplicatore occupazionale concreto per il territorio.
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