Addio a Remo Girone, il volto indimenticabile del male
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Se ne è andato, all'età di settantasei anni, nella sua casa di Montecarlo, Remo Girone, un attore la cui maestria, capace di donare un'anima persino alle figure più tenebrose, ha segnato in maniera indelebile la scena cinematografica e televisiva italiana. La sua scomparsa, avvenuta venerdì sera, priva il panorama artistico di uno dei suoi interpreti più intensi e poliedrici, la cui statura andava ben oltre i celebri ruoli da antagonista che lo hanno reso un volto familiare in ogni casa. Con lui, che viveva insieme alla moglie Victoria Zinny, se ne va un pezzo di storia dello spettacolo, un professionista la cui delicatezza e cortesia nel privato stridevano, in un contrasto solo apparente, con la potenza con la quale dava corpo a personaggi complessi e spesso moralmente ambigui.
Gli esordi nel cinema d'autore e la tecnica impeccabile
Fu proprio il cinema d'autore a svelarne per primo il talento profondo e misurato. La rivelazione arrivò con "Il Gabbiano", pellicola firmata da Marco Bellocchio, nella quale Girone dimostrò fin da subito una rara capacità di scavo psicologico, un'attitudine che avrebbe caratterizzato tutta la sua lunga carriera. Quella preparazione meticolosa, quel lavoro minuzioso sulla respirazione e sulla modulazione della voce, sono stati ricordati con affetto e stima da Michele Placido, suo compagno di scena in "Metti una sera a cena". Placido ha rievocato un artista di straordinaria tecnica, giustamente pignolo, che "all’interno delle varie battute cambiava i toni a seconda della frase da pronunciare, non era mai monocorde", paragonandone il rigore a quello di un altro gigante della recitazione come Gianmaria Volonté.
Tano Cariddi e il fenomeno de "La Piovra"
Tuttavia, è impossibile scindere il ricordo di Girone dalla figura che lo ha consegnato alla leggenda popolare: Tano Cariddi, lo spietato boss mafioso de "La Piovra". Quel personaggio, che interpretò dal 1987 al 1995 e poi nuovamente nel 2001, non fu semplicemente il "cattivo" di una serie di successo; fu, per la prima volta in televisione, la rappresentazione esplicita di un volto e di un corpo che davano forma alla familiare, e fino ad allora spesso celata, connivenza tra criminalità organizzata e gangli del potere. La sua interpretazione, tesa e carica di una minaccia solo sottintesa, contribuì a elevare la serie a fenomeno culturale, raccontando le metastasi della mafia con un realismo che andava al di là della semplice finzione.
Una carriera tra teatro e riconoscimenti
Una carriera così ricca, che spaziava dal teatro alla televisione, è stata giustamente celebrata da riconoscimenti come il Premio Flaiano alla carriera, che ricevette nel 2021 e che ne consacrò ufficialmente il valore, nonostante il suo amore di fondo per le tavole del palcoscenico, dove molti lo consideravano tra i migliori interpreti teatrali italiani.




