Furto dei capolavori di Antonello da Messina: il caso arriva nel mondo
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Redazione Interno
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Il furto dei capolavori di Antonello da Messina ha portato Messina sulle prime pagine dei media internazionali dopo la scomparsa di quattro preziose opere dal museo Accascina. La vicenda è stata raccontata dal sindaco Federico Basile, che ha evidenziato come la dimensione universale di Antonello sia tornata al centro dell’attenzione attraverso un episodio legato alla sottrazione di un pezzo della storia della città. Dal New York Times a TIME, da CNN International alla BBC, fino ad Al Jazeera e al quotidiano indiano The Hindu, la notizia ha raggiunto testate e televisioni di diversi Paesi.
La sera del 15 agosto quattro custodi in servizio al museo Accascina di Messina sono stati trasferiti ad altri siti dei Beni culturali dalla Regione siciliana. La decisione riguarda i due impiegati regionali e i due lavoratori Asu presenti durante l’orario in cui una banda è riuscita a entrare nel museo e a portare via le opere di Antonello da Messina. I quattro dipendenti, al momento, si trovano in ferie e nei loro confronti sarà aperto un procedimento disciplinare dopo la ricezione della relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio.
Le indagini sul furto delle opere di Antonello da Messina
Il trasferimento dei quattro custodi si inserisce nella fase in cui resta ancora da chiarire che cosa sia accaduto nei minuti in cui il furto è stato compiuto all’interno del museo Accascina. La Regione siciliana attende la relazione della direttrice per avviare il procedimento disciplinare, che può arrivare fino al licenziamento. La misura adottata riguarda esclusivamente lo spostamento del personale verso altri siti dei Beni culturali, mentre prosegue l’attenzione sulle circostanze che hanno permesso alla banda di entrare nel museo e sottrarre le quattro opere.
Il caso ha riportato al centro del dibattito anche il valore dei capolavori di Antonello da Messina e il legame tra le opere e la città. Secondo quanto raccontato dal sindaco Federico Basile, Messina è stata citata dai principali mezzi di informazione internazionali proprio in seguito alla perdita di una parte del proprio patrimonio artistico. La diffusione della notizia attraverso giornali e televisioni straniere ha mostrato la risonanza raggiunta dal furto, collegato a opere considerate rappresentative della storia artistica messinese.
Il precedente racconto di Vincenzo Pipino sui furti d’arte
Sul caso del furto dei quadri di Antonello da Messina è intervenuto anche Vincenzo Pipino, veneziano classe 1943 conosciuto con il soprannome di “il ladro gentiluomo”. La sua figura è legata al mondo dei ladri d’arte italiani e viene descritta attraverso una lunga storia di furti e condanne. Pipino ha raccontato di essere stato l’unico uomo riuscito a violare il Palazzo Ducale di Venezia e di aver messo le mani due volte sulla collezione privata di Peggy Guggenheim.
Nel racconto dedicato alla sua esperienza, Vincenzo Pipino ha indicato numeri legati alla propria attività criminale, con oltre tremila furti, quindici condanne e più di venticinque anni di carcere. Allo stesso tempo ha sempre sostenuto di aver seguito un proprio codice, affermando di non aver mai trafugato un’opera senza poi restituirla. La vicenda di Messina, con le quattro opere di Antonello da Messina sottratte dal museo Accascina, resta invece legata agli accertamenti in corso e alle verifiche sulle modalità del furto.
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