Micaela Ramazzotti: «Ora mi sento finalmente capita e libera di essere me stessa»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Ricevuto il premio alla carriera al Taormina Film Festival, a poco più di un mese dalle nozze con Claudio Pallitto celebrate il 12 maggio in un castello umbro, Micaela Ramazzotti ha scelto di concedersi al Corriere della Sera in un’intervista a cuore aperto. L’attrice – che si definisce ancora «su una nuvoletta» senza alcuna intenzione di scendere – ha descritto il suo stato d’animo come un periodo di serenità finalmente ritrovata, lontano dalle turbolenze che hanno segnato gli ultimi anni.

Quella serenità, tuttavia, non cancella il peso di un passato complicato: la Ramazzotti ha affrontato senza filtri il rapporto ormai inesistente con la famiglia d’origine («Forse si aspettavano una figlia diversa, meno libera») e la tormentata separazione dal regista Paolo Virzì, arrivando a definire «violenta» la dinamica di quell’allontanamento, pur senza aggiungere particolari espliciti sulla vicenda.

L’orco palestrato e la bugia vivente

Se il mondo del cinema – e lo ammette lei stessa con una punta di amarezza – l’ha fatta sentire «come se avesse commesso un reato» per essersi innamorata di un personal trainer, la Ramazzotti non ha esitato a smontare il cliché che voleva il marito ridotto a stereotipo. «Claudio era l’orco palestrato e tatuato, tutto muscoli e niente cervello», ha dichiarato riferendosi ai pregiudizi che hanno accompagnato la loro storia, nata per caso sul set del suo debutto alla regia nel film “Felicità”.

A colpirla, a suo dire, non è stata l’estetica quanto piuttosto «il suo cuore, il suo calore, la sua logica matematica, la sua ironia»; Pallitto, insomma, è diventato agli occhi dell’attrice un porto sicuro in cui sentirsi protetta. Altrettanto significativa è l’autocritica della Ramazzotti sul personaggio pubblico che ha a lungo interpretato: «Ero una bugia vivente, volevo piacere, mostrarmi per quello che non ero».

La maschera della donna fragile, svampita e vessata – una costruzione che l’ha resa celebre – è stata infine abbandonata per lasciare spazio a una consapevolezza diversa, quella di essere sempre stata, in realtà, «ferma nelle proprie idee».

La lite con Virzì e la mano tesa

Sul fronte dei rapporti con l’ex marito, la posizione di Micaela Ramazzotti appare netta ma non priva di sfumature: «Non ne vado fiera», ha detto a proposito della famigerata lite al ristorante, definendola «un momento di debolezza» all’interno di una separazione giudicata complessivamente violenta. Pur porgendo la mano («siamo persone adulte»), l’attrice ha però posto un argine secco a ulteriori rievocazioni: «È l’ultima volta che ne parlo», ha tagliato corto.

Il desiderio di voltare pagina emerge con forza in ogni sua parola, a partire da una constatazione semplice quanto radicale: «Ora mi sento finalmente capita per quello che sono. Non ho più magoni. E faccio dei bei sogni». E se da un lato c’è la consapevolezza di avere alle spalle mesi difficili – «per mesi non si trovavano le carte del divorzio» – dall’altro la felicità conquistata accanto al nuovo marito assume i contorni di un diritto esercitato senza chiedere il permesso a nessuno.

Un matrimonio da favola tra assenze e presenze

La scelta di sposarsi in Umbria, con abito bianco e un allestimento floreale immerso nella natura, rispondeva al bisogno di una celebrazione classica e romantica, quasi una fiaba che la Ramazzotti ha voluto interamente controllare. A officiare le nozze è stata la giornalista Francesca Fagnani, mentre tra gli invitati figuravano volti noti come Laura Chiatti, Claudio Santamaria, Francesca Barra, Federica Vincenti Luna, Chicca Ungaro e Tiziana Rocca. Un’assenza, però, su tutte pesa come un macigno: quella dei genitori dell’attrice, con i quali non esiste più alcun rapporto.

Andata via di casa presto «per affermare la mia personalità», la Ramazzotti ha rivendicato con orgoglio il legame sano e non possessivo instaurato con i propri figli adolescenti, ribadendo un concetto che le sta a cuore: «Il bene si può dimostrare in tanti modi, dando libertà alle persone». Oggi, nella casa che condivide con Pallitto e i rispettivi figli, dice di sentirsi finalmente capita – una parola, questa, che nei suoi discorsi assume quasi il valore di una liberazione.

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