Odissea, la recensione: il multiforme ingegno e i fantasmi della coscienza
Pubblicazione: 15 luglio alle 18:00 Tre anni fa, con Oppenheimer, Christopher Nolan ci trasportava nel cuore di tenebra del “secolo breve”, ricostruendo il percorso di un uomo che, nell’intento di salvare il mondo da un pericolo incombente, progettava un’arma in grado di minacciare l’esistenza stessa dell’umanità. Se il capolavoro interpretato da Cillian Murphy, nel suo sinistro monito sul potere (auto)distruttivo fornito alla nostra specie, si richiamava implicitamente al mito di Prometeo, il tredicesimo lungometraggio del regista britannico, Odissea, si confronta in maniera diretta con l’antica cultura greca e il suo immaginario epico-mitologico, riproposto in quella chiave di cupa spettacolarità che è da sempre la peculiare cifra stilistica del cinema nolaniano. (BadTaste)
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Premessa numero uno: ogni polemica sulla fedeltà storica del film di Nolan all’Odissea di Omero, semplicemente non ha senso. Omero (chiunque egli fosse, se mai è stato), raccolse un gran numero di storie tramandate oralmente in innumerevoli versioni, le unì e ne fissò una sulla carta, ma la distanza tra lui e la materia da lui raccontata era di quasi cinquecento anni (l’Odissea è ambientata attorno al 1200 a. (screenWEEK)
Facebook Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero. Roberto Ciucci Giornalista Instagram (Libero)
Il poema inizia con la parola andra, l’uomo, l’eroe. Ma con un aedo (il rapper Travis Scott) che ne canta le gesta, l’inganno del cavallo che permette agli Achei di saccheggiare finalmente Troia, nella sala del suo palazzo prima di essere interrotto seccamente dalla regina Penelope (Anne Hathaway). (Domani)
The Odyssey di Christopher Nolan, dopo il trionfo di Oppenheimer, il regista britannico torna con un progetto che unisce uno dei testi fondativi della cultura occidentale a un’ambizione tecnica senza precedenti, trasformando il viaggio di Ulisse in un kolossal pensato per essere vissuto sul grande schermo. (Libreriamo)
È lui l'eroe che affronta mostri, tempeste e un viaggio durato vent'anni pur di tornare a casa. Ma il nuovo film di Christopher Nolan sembra voler ribaltare almeno in parte questa prospettiva, forse per la prima volta nella carriera del regista. (cosmopolitan.com)
Una sfida titanica. Non solo per la grandezza della storia da raccontare e per il modo in cui Christopher Nolan ha scelto di farlo. (Il Messaggero)