Allarme virus Nipah in India, qual è il reale rischio per l'Italia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il virus Nipah, la cui pericolosità è da anni nota agli epidemiologi, torna a sollevare inquietudini dopo la segnalazione, da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, di due nuovi casi confermati nello stato indiano del Bengala occidentale. Un agente patogeno che, come è noto, presenta un tasso di letalità estremamente elevato, capace di uccidere oltre la metà delle persone che infetta, sebbene la sua contagiosità non sia paragonabile a quella del morbillo, pur appartenendo alla stessa famiglia. L'origine del focolaio, che ha preso il nome da un villaggio malese teatro del primo episodio accertato, sembrerebbe circoscritta a un ambiente sanitario: entrambi i contagiati, stando alle ricostruzioni del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), sono operatori dello stesso ospedale, esposti durante lo svolgimento delle loro mansioni alla fine dello scorso dicembre.

Il meccanismo di trasmissione e la valutazione del rischio

La trasmissione del virus, come chiarito dal virologo Fabrizio Pregliasco, avviene principalmente attraverso il contatto con gli animali reservoir, i pipistrelli della frutta, oppure consumando alimenti contaminati dai loro fluidi biologici; un contagio che, per sua natura, non facilita una diffusione rapida e su larga scala tra gli esseri umani. Proprio per questo, il numero limitato di casi e il loro apparente collegamento a una singola struttura hanno portato gli esperti dell'Ecdc a ritenere improbabile, allo stato attuale, una trasmissione comunitaria nel Paese asiatico e ancor più un arrivo in Europa. Tuttavia, la vicinanza temporale con l'anniversario dei primi casi di Covid-19 in Italia, che proprio sei anni fa videro il ricovero di una coppia cinese allo Spallanzani, rende la questione più sensibile agli occhi di molti.

Le reazioni e il monitoraggio internazionale

Mentre diverse nazioni del Sud-Est asiatico hanno inasprito i controlli aeroportuali come misura precauzionale, data l'alta letalità del patogeno, in Italia la discussione pubblica sembra essere rimasta più contenuta. Una discrepanza sottolineata dall'infettivologo Matteo Bassetti, il quale ha espresso sui social una certa apprensione per quella che considera una sottovalutazione del potenziale rischio, pur nella consapevolezza che i numeri dell'epidemia, con circa duecento contatti risultati tutti negativi ai test, non giustificano allarmismi. La situazione, per come si presenta oggi, viene quindi gestita dalle autorità sanitarie globali con attento monitoraggio, ma senza quelle misure emergenziali che caratterizzano fasi di trasmissione sostenuta.

Le differenze con il Covid e lo scenario attuale

La comparazione con l'esperienza pandemica del Sars-CoV-2, sebbione inevitabile per il pubblico, appare scientificamente poco calzante, poiché i due virus seguono dinamiche di contagio profondamente diverse. Il Nipah, per quanto temibile, non ha dimostrato, negli episodi registrati finora, una capacità di diffusione paragonabile a quella di un coronavirus, restando più legato a catene di trasmissione dirette e circoscritte. L'attenzione degli scienziati rimane dunque focalizzata sull'evoluzione del focolaio indiano, sulla comprensione precisa delle modalità di esposizione negli operatori sanitari colpiti e sulla continua valutazione dei dati che arrivano dal territorio, senza che questo si traduca, al momento, in un concreto pericolo per il nostro Paese.

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