Meloni risponde a Schlein sui migranti: "Ottantamila respingimenti, il Patto Ue tutela l'Italia"
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Redazione Interno
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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha replicato con durezza alle critiche della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, in merito alla gestione dei flussi migratori e al nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, entrato in vigore lo scorso 12 giugno.
In un intervento pubblico, la premier ha rivendicato i risultati del suo esecutivo, sottolineando come il provvedimento europeo, lungi dall'essere un "boomerang" per l'Italia come sostenuto dalla sinistra, rappresenti invece uno strumento di tutela per gli interessi nazionali, citando il dato di ottantamila richieste di asilo respinte, cifra che, a suo dire, cancella di fatto l'era dell'ingresso indiscriminato di clandestini nel Paese.
La replica alla segretaria dem e il dato degli sbarchi
Nel suo intervento, Meloni ha attaccato frontalmente la posizione di Schlein, accusandola di fare "propaganda" senza conoscere la differenza tra le varie questioni giuridiche e amministrative legate al fenomeno migratorio. La presidente del Consiglio ha contrapposto ai presunti fallimenti del governo un quadro statistico che vedrebbe gli sbarchi dimezzati rispetto ai periodi precedenti, un risultato reso possibile, a suo avviso, dall'efficacia delle politiche di respingimento e dalla maggiore collaborazione con i Paesi di transito e di origine.
Questa linea, ha ribadito la premier, ha reso l'Italia meno attrattiva per le partenze irregolari, riducendo la pressione sui centri di accoglienza e invertendo una tendenza che per anni aveva caratterizzato la gestione del fenomeno.
Il conflitto sui "dublinanti" e il ruolo dei Paesi Bassi
Al centro della polemica politica c'è la decisione di alcuni Stati europei, tra cui i Paesi Bassi, di attivare i trasferimenti verso l'Italia dei cosiddetti "dublinanti", ossia quei migranti che, entrati nell'Unione attraverso il nostro Paese come primo approdo e dopo aver lasciato le impronte digitali in Italia, si sono successivamente spostati in altri Stati membri per chiedere protezione.
Con l'applicazione del nuovo Regolamento, le procedure per determinare il Paese competente per l'esame della domanda sono state accelerate e rese più stringenti, portando così Germania, Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia e, da ultimo, l'Olanda a dare il via libera ai rimpatri verso l'Italia. Meloni ha respinto le critiche della sinistra su questo punto, sostenendo che si tratti di una mera applicazione tecnica delle nuove regole europee, le quali, nel loro complesso, finiscono per avvantaggiare la posizione italiana.
Le dichiarazioni al "New York Times" e i rapporti con Trump
In una intervista rilasciata al "New York Times", la premier ha poi allargato il discorso ai rapporti internazionali, in particolare con gli Stati Uniti e il presidente Donald Trump, tornando a esprimere un certo rammarico per le difficoltà incontrate nella relazione bilaterale. Meloni ha dichiarato di aver pensato che, con Trump alla Casa Bianca, le cose sarebbero state più facili, alludendo a un'intesa politica e ideologica che però, nei fatti, non si è tradotta in una collaborazione priva di attriti su diversi dossier, incluso quello migratorio.
La presidente del Consiglio ha comunque ribadito la centralità del nuovo Patto Ue come baluardo per l'Italia, nel tentativo di circoscrivere le critiche interne e mostrare all'opinione pubblica internazionale una linea di governo ferma e coerente, capace di difendere i confini nazionali pur nel rispetto degli impegni comunitari.
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