Giallo a Milano: accoltellamento, suicidio in Duomo e un altro corpo senza vita
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Redazione Interno
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Un intreccio di violenza e dramma ha scosso Milano nel giro di poche ore, lasciando dietro di sé domande ancora senza risposta. Sabato 10 maggio, all’alba, un uomo di 50 anni, originario dell’Egitto, è stato aggredito con un coltello in via Napo Torriani, a due passi dalla Stazione Centrale. L’autore del ferimento, Emanuele De Maria, 35enne già condannato a 15 anni per l’omicidio di una donna a Castel Volturno nel 2016, era detenuto nel carcere di Bollate ma ammesso ai lavori sociali presso l’Hotel Berna. Dopo l’aggressione, invece di rientrare in prigione, si era dato alla fuga.
La sua latitanza è durata poco più di un giorno. Domenica 11 maggio, verso le 14, De Maria si è lanciato nel vuoto dalle terrazze del Duomo, morendo sul colpo. “Un botto tremendo, poi le urla della gente”, ha raccontato un testimone, che inizialmente aveva pensato a spari. La polizia scientifica ha effettuato i rilievi sul luogo, confermando che non ci sono dubbi sulla dinamica: si è trattato di un suicidio.
Ma il puzzle si complica con il ritrovamento di un altro corpo, questa volta una donna di origini singalesi, nel Parco Nord. Le autorità non hanno ancora chiarito se ci sia un nesso tra i tre episodi, anche se l’attenzione resta concentrata sulla figura di De Maria, la cui fuga e il gesto estremo hanno riacceso i riflettori sul sistema dei lavori sociali per i detenuti. L’uomo, infatti, pur essendo stato condannato per un femminicidio, aveva ottenuto la possibilità di svolgere attività all’esterno del carcere.




