Bce, il dilemma di aprile: rischio recessione o stretta sui tassi
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Redazione Economia
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Francoforte si è trovata a navigare in un vortice di pressioni contrastanti, con il Consiglio direttivo che ha descritto la situazione come un vero e proprio "dilemma di politica monetaria". A leggerlo nei verbali della riunione del 29 e 30 aprile scorsi – pubblicati ieri – emerge il ritratto di un'istituzione divisa tra la necessità imperativa di contenere una fiammata inflazionistica e il dovere, altrettanto impellente, di non affossare una crescita già resa fragile dallo shock energetico.
Da un lato, i falchi hanno sottolineato come "mantenere la stabilità dei prezzi potrebbe richiedere una politica più restrittiva", un'opzione che, seppur dolorosa per l'economia, appare indispensabile per evitare che le aspettative di inflazione perdano il loro ancoraggio. Dall'altro, aleggiava il timore opposto, quello che una stretta monetaria in un contesto già avvelenato dai rincari dell'energia rischiasse di peggiorare ulteriormente l'impatto recessivo, trasformando una frenata in una caduta libera.
La "close call" e la minoranza silenziosa a favore di un rialzo immediato
La decisione finale, apparentemente unanime nel lasciare i tassi invariati in attesa dei dati di giugno, nasconde in realtà crepe profonde nel consenso. Nel documento si legge infatti che per "alcuni esponenti" quel verdetto è stato quantomeno "al limite" (una *close call*), tanto che essi "non si sarebbero opposti ad alzare i tassi se questo fosse stato sul tavolo".
Questa frangia, tutt’altro che irrilevante, riteneva che un rialzo già nella riunione di aprile avrebbe inviato un segnale più forte sulla determinazione della Bce a domare i prezzi, segnalando che l'approccio del "guardare oltre" lo shock – adottato in passato – non era più appropriato data la natura persistente della crisi energetica attuale. La loro posizione, sebbene non abbia prevalso, ha di fatto spostato il baricentro dell'istituzione, ponendo l'asticella della prossima mossa di politica monetaria su un livello di aspettativa molto alta per la riunione dell'11 giugno.
Rischi gemelli: l’inflazione accelera mentre l’economia frena
A corroborare questa lettura a due facce della realtà macroeconomica sono le analisi contenute nelle stesse minute. I membri del consiglio hanno "ampiamente concordato" sul fatto che, sebbene gli ultimi dati fossero coerenti con le valutazioni precedenti, lo scenario dei rischi si è fatto più cupo su entrambi i fronti. Si sono intensificati, spiega il testo, tanto i rischi al rialzo per l'inflazione – alimentati da un conflitto mediorientale che continua a tenere alti i prezzi delle materie prime – quanto i rischi al ribasso per la crescita.
La combinazione di prezzi energetici elevati, fiducia in calo e un raffreddamento della domanda interna crea un complesso compromesso: intervenire con decisione per raffreddare l'economia nell'illusione di frenare i listini potrebbe, paradossalmente, aggravare proprio quell'impatto negativo che si cerca di mitigare.
L’incognita sugli effetti secondari e l’attesa per giugno
La strategia di rimandare la decisione concreta a giugno è stata giustificata dalla necessità di raccogliere maggiori informazioni, un'esigenza che appare tutt’altro che una sterile scelta dilatoria. Entro la prossima riunione, saranno disponibili nuove proiezioni macroeconomiche e, cosa cruciale, i primi dati concreti su come i salari stiano reagendo a questa nuova fiammata dei prezzi.
Al momento, nei verbali si specifica che ci sono "poche prove" che l'aumento dell'energia stia generando effetti secondari a catena su altri settori – la famosa inflazione di fondo – ma la probabilità che questi effetti si manifestino cresce in maniera direttamente proporzionale alla durata della guerra in corso. I governatori hanno convenuto che fosse "imperativo evitare la percezione di essere compiacenti", cercando al contempo di non fossilizzarsi su un percorso obbligato.
È su questo crinale stretto, tra la paura di una stagnazione e il terrore di una spirale inflazionistica, che si giocherà la prossima, attesissima mossa di Francoforte.
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