Le possibilità di un derby vissuto dall’altra parte, tra scelte rifiutate e destini incrociati

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ci sono incroci di mercato che il tempo trasforma in semplici aneddoti, capaci però di alimentare quella narrazione popolare senza la quale il calcio perderebbe buona parte del suo fascino. In vista del derby di Milano in programma domenica sera a San Siro, valido per la ventottesima giornata di Serie A e con l’Inter di Cristian Chivu che si presenta forte di un vantaggio di dieci punti sui cugini, riaffiorano storie di porte scorrevoli che legano i protagonisti di questa stracittadina a quella che avrebbe potuto essere e non è stata. Si tratta di scenari ipotetici, certo, e privi di qualunque fondamento nella realtà del campo che conta, eppure offrono lo spunto per una riflessione su come le traiettorie professionali possano cambiare per un sì o per un no, magari detto in una videochiamata.

La mezz’ala o il trequartista che oggi indossa una maglia, insomma, avrebbe potuto tranquillamente trovare posto nello spogliatoio avversario, e a testimoniarlo sono le parole degli stessi calciatori. Rafael Leao, ad esempio, ha recentemente ripercorso quei giorni in cui il suo cartellino, ancora di proprietà del Lilla, era finito nel mirino dei dirigenti nerazzurri. Il club, che allora cercava di rinforzare il proprio organico, aveva sondato il terreno per il portoghese, ma lui, come ha raccontato egli stesso in un’intervista, oppose un rifiuto netto perché non si sentiva pronto o forse perché, da bambino, sognava il Milan di Maldini e Ronaldinho. Poco tempo dopo, fu proprio una chiamata dell’allora dirigente rossonero a convincerlo a cambiare idea e ad approdare in quella sponda del Naviglio che aveva sempre preferito. Un episodio, questo, che se da un lato certifica l’amore del giocatore per i colori che difende, dall’altro apre uno squarcio su ciò che sarebbe stato se il suo approdo a Milano fosse avvenuto qualche mese prima o con una trattativa condotta diversamente.

E se il caso di Leao rappresenta un rifiuto esplicito, dall’altra parte c’è chi, come Marcus Thuram, potrebbe invece essere al centro di dinamiche di mercato ben diverse e future. L’attaccante francese, da due anni pilastro dell’attacco di Simone Inzaghi prima e di Chivu poi, è finito nel mirino di alcuni club di Premier League. Si vocifera di una possibile cessione, soprattutto se dovesse arrivare in casa Inter un altro attaccante, e ciò rende l’idea di quanto labile sia il confine tra l’essere un punto fermo di un progetto tecnico e il diventare una pedina di scambio per fare cassa. Per il momento, però, lui è il terminale offensivo dei nerazzurri e domenica proverà a mettere in difficoltà Koni De Winter, chiamato a sostituire l’infortunato Matteo Gabbia nella difesa a tre di Massimiliano Allegri. Quest’ultimo, tra l’altro, ha qualche altro dubbio da sciogliere, soprattutto sulla fascia sinistra dove Pervis Estupiñán sembra in vantaggio su Davide Bartesaghi, e in attacco dove il ballottaggio tra Christian Pulisic e Christopher Nkunku per affiancare proprio Leao è ancora aperto.

L’eredità di un passato che riecheggia nel presente, tra scelte ponderate e destini incrociati

Tornando al tema delle sliding doors, non si può non notare come la globalizzazione e la modernità del calcio abbiano reso questi passaggi meno traumatici di quanto non fossero un tempo, quando varcare il confine tra le due squadre della stessa città era considerato quasi un tradimento. Oggi, invece, i tifosi vivono con maggiore distacco queste eventualità, anche se storie come quella di Leao, che di fatto scelse il Milan nonostante l’Inter lo volesse, aggiungono un ulteriore strato di significato a una partita che già di per sé ne ha fin troppi. E c’è da considerare anche l’altro lato della medaglia: Hakan Calhanoglu, ex rossonero diventato pilastro dei nerazzurri, rappresenta l’esempio lampante di come il percorso inverso possa generare scintille, ma anche portare risultati importanti. Nel derby, però, le sue letture in mezzo al campo, insieme a quelle di Piotr Zielinski e Nicolò Barella, saranno cruciali per dettare i ritmi e cercare di scardinare il centrocampo avversario, dove Luka Modric e Adrien Rabiot proveranno a far valere la loro esperienza.

L’incognita della formazione e l’importanza della posta in palio, al di là dei singoli

Le scelte tecniche dei due allenatori, ovviamente, prescinderanno da questi scenari ipotetici e si baseranno sui dati concreti e sulle condizioni fisiche dei giocatori. Chivu, ad esempio, deve gestire il recupero di Ange-Yoan Bonny che potrebbe tornare utile a partita in corso, mentre in difesa il trio Bisseck, Akanji e Bastoni sembra ormai rodato. Sull’altro fronte, Allegri si affida alla vena realizzativa di Leao e del suo compagno di reparto, che sia Pulisic o Nkunku, sperando che la coperta corta in difesa non scopra squilibri eccessivi contro le ripartenze veloci di Thuram e del giovane Francesco Pio Esposito. Le statistiche degli ultimi derby, con tre vittorie rossonere nelle ultime cinque stracittadine e l’ultimo precedente favorevole al Milan per 1-0 grazie a una rete dell’americano, raccontano di un equilibrio che la classifica attuale, con l’Inter a +10, sembra smentire. Eppure, i numeri dicono anche che in sei degli ultimi otto incroci entrambe le squadre sono andate a segno, e l’evento ha già fatto registrare il tutto esaurito a San Siro, con un incasso record di oltre cinque milioni e novecentomila euro per la società rossonera. Segno che la posta in palio, al di là delle ipotetiche porte scorrevoli, resta altissima per entrambe le parti in causa.

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