Bari, assolta in appello la maestra accusata di video a contenuto sessuale con minori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sentenza di secondo grado, che ribalta completamente la condanna a sette anni e tre mesi inflitta nel luglio del 2024, è stata annunciata dalla stessa interessata attraverso i social network, con un post in cui ha espresso soddisfazione per un verdetto che, a suo dire, dimostrerebbe l’esistenza della giustizia. «Assolta perché il fatto non costituisce reato»: è questa la formula, tanto essenziale quanto decisiva, che la Corte d’Appello di Bari ha adottato, chiudendo un procedimento giudiziario che aveva suscitato un’ondata di reazioni quando la donna, allora quarantacinquenne, era finita agli arresti domiciliari nel dicembre del 2021, mentre prestava servizio in un istituto del nord Italia, venendo contestualmente sospesa dall’incarico di insegnante.

Il capovolgimento della sentenza di primo grado

La vicenda, che aveva visto l’insegnante – conosciuta in rete con l’alias di “zia Martina” – accusata di aver adescato adolescenti attraverso social media e applicazioni di messaggistica, per poi incontrare almeno uno di loro, un quindicenne, in un bed and breakfast del centro di Bari, si è conclusa con una pronuncia che nega la sussistenza stessa di un illecito penale. La giudice Rosa Calia Di Pinto, presiedendo la Corte d’Appello, ha infatti stabilito che le condotte contestate, per quanto descritte in sede di primo grado come comprendenti anche la registrazione di filmati a contenuto sessuale con la partecipazione di un altro ragazzino incaricato di riprendere, non integrino gli estremi di un reato, senza peraltro aggiungere, nel dispositivo pubblicamente noto, ulteriori motivazioni di dettaglio.

Le conseguenze sull’attività professionale

Oltre all’annullamento della pena detentiva e della multa di 75mila euro che erano state comminate in primo grado, l’assoluzione ha comportato automaticamente l’eliminazione delle pene accessorie che gravavano sulla sua posizione. Vengono meno, di conseguenza, l’interdizione dai pubblici uffici e, aspetto cruciale per il suo futuro, il divieto di svolgere qualsiasi attività lavorativa a contatto con minorenni. Questo le spalanca la porta per un potenziale reintegro nella professione di maestra, dalla quale era stata allontanata in via cautelare all’indomani delle prime accuse, ritrovando così la possibilità concreta di rientrare in un’aula scolastica.

La reazione e il percorso giudiziario

La diffusione della notizia dell’assoluzione, che ha circolato con immediatezza, si deve principalmente alla stessa Daniela Casulli, la quale ha voluto rendere pubblico l’esito del giudizio d’appello condividendo una fotografia che la ritrae mentre brandisce il documento ufficiale, un gesto con cui ha inteso marcare la fine di un calvario giudiziario. La sua vicenda, iniziata con un’indagine che l’aveva vista imputata per presunti incontri intimi con minori e per la realizzazione di filmati, si è dunque risolta senza che la Corte ritenesse di dover procedere a una nuova valutazione di merito sulla materialità dei fatti, basandosi invece su una diversa qualificazione giuridica che ha escluso la punibilità delle azioni ascrittele.

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