Scuole al gelo a Roma, tra crolli e riscaldamenti spenti: la protesta silenziosa degli studenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è il rientro dalle vacanze che avrebbero desiderato, quello che ha accolto migliaia di alunni negli istituti superiori di Roma e del suo hinterland, costretti a fare i conti con un'emergenza che, ormai, assume i conti di una condizione strutturale e non più solo occasionale. Mentre l'ondata di freddo stringeva la città in una morsa di gelo, infatti, molti edifici scolastici hanno mostrato tutta la loro fragilità, presentandosi con i termosifoni spenti, con infiltrazioni d'acqua che rendevano inagibili interi locali, o addirittura con pezzi di soffitto ceduti al suolo. Una situazione, questa, denunciata con forza dalla Rete degli Studenti Medi del Lazio, la quale ha raccolto e fatto proprie le segnalazioni che, da più parti, giungevano proprio all'indomani della ripresa delle attività didattiche, dipingendo un quadro di generale disagio e di preoccupante incuria.

Le segnalazioni da Bracciano a Tivoli, un mosaico di disagio

Il report fornito dall'organizzazione studentesca delinea, senza mezzi termini, un vero e proprio catalogo di disservizi che si estende ben oltre il confine del raccordo anulare. All'istituto Luca Paciolo di Bracciano, ad esempio, gli studenti hanno trovato i servizi igienici resi inservibili dalle infiltrazioni e un impianto di riscaldamento completamente inattivo, una condizione che ha costretto il liceo Isabella D'Este di Tivoli a ricorrere, in extremis, alla didattica a distanza. Nella capitale, al liceo Niccolò Machiavelli, le finestre rotte obbligano ad avere i vetri aperti nonostante le basse temperature, mentre al Plinio Seniore un crollo di intonaco ha interessato una delle aule, episodio che, sebbene non abbia causato danni a persone, ha sollevato comprensibili allarmi sulla tenuta degli spazi. Sono fatti che, presi singolarmente, potrebbero apparire come sfortunati incidenti, ma che, considerati nel loro insieme, rivelano una patologia diffusa e trasversale.

Le conseguenze delle intemperie e le prime forme di protesta

Le intense piogge che hanno preceduto il gelo non hanno fatto che aggravare una condizione già precaria, causando allagamenti e nuovi danni in decine di plessi, al punto che alcuni corridoi sono diventati impraticabili. Questa concatenazione di eventi ha spinto una parte degli studenti a passare dalle segnalazioni a una forma di protesta più diretta e tangibile. Al liceo Malpighi, per citare un caso, la maggior parte della componente studentesca ha deciso di non varcare la soglia delle aule, attuando una sorta di sciopero spontaneo per contestare le condizioni in cui si sarebbero dovute svolgere le lezioni. Una scelta dettata non da capriccio, ma dalla constatazione di un ambiente oggettivamente inadatto alla concentrazione e allo studio, dove il freddo diventa un ostacolo fisico alla normale attività didattica.

Un problema nazionale che supera i confini del Lazio

Sebbene il focus delle segnalazioni romane sia particolarmente ricco di episodi, la questione della vivibilità degli edifici scolastici in inverno non riguarda certo solo il centro Italia. Il brusco calo delle temperature che ha investito l'Europa intera ha infatti messo a nudo carenze simili in molte regioni, dalla Pianura Padana al Sud, dove insegnanti e alunni hanno segnalato temperature interne che, in alcuni casi, sono scese fino ai dodici gradi centigradi. Una situazione paradossale, quella di dover assistere a una lezione indossando giubbotti e sciarpe, che trascende le specificità territoriali e che indica, piuttosto, una criticità sistemica nella manutenzione ordinaria e nella gestione degli impianti di molti complessi scolastici, la cui età media rimane elevata e il cui adeguamento procede, spesso, a singhiozzo.

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