Aston Martin, la cura dimagrante di Newey: ad Hungaroring arriva la AMR26 B

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Dopo una prima parte di stagione vissuta all'ombra delle proprie ambizioni, l'Aston Martin si appresta a scrivere un capitolo potenzialmente decisivo del suo 2026. La scuderia di Silverstone, che finora ha raccolto solo un punto irrisorio frutto del decimo posto di Fernando Alonso a Monaco, porta all'Hungaroring quella che viene definita una vera e propria AMR26 B. Non si tratta del consueto pacchetto di aggiornamenti minori, ma di una trasformazione radicale del progetto, maturata nella consapevolezza che la strada intrapresa aveva bisogno di una correzione urgente e decisa.

L'attesa, nel paddock, è palpabile, e il weekend ungherese si configura come il primo banco di prova per il nuovo corso voluto da Adrian Newey, chiamato a invertire una tendenza che aveva assunto i contorni di un vero e proprio fallimento sportivo e tecnico.

Le origini di una crisi annunciata

Per comprendere la portata dell'intervento in Ungheria, occorre fare un passo indietro e analizzare le radici di una crisi che ha sorpreso gli stessi protagonisti. Le aspettative per il 2026 erano altissime: l'arrivo del genio dell'aerodinamica Adrian Newey, la nuova power unit Honda e gli investimenti faraonici di Lawrence Stroll facevano presagire un salto di qualità. Eppure, sin dai test di Barcellona, il quadro è apparso fin da subito cupo. La AMR26, presentata con grande enfasi, ha immediatamente manifestato problemi di affidabilità e un cronico ritardo di prestazioni.

Lo stesso Newey ha ammesso che i lavori sul progetto 2026 sono partiti in ritardo, con un modello entrato nella galleria del vento solo ad aprile 2025, lasciando la squadra con diversi mesi di svantaggio rispetto ai rivali. A questo si è aggiunta una power unit Honda che, nelle prime uscite, ha mostrato criticità non indifferenti, costringendo i piloti a gestire il mezzo con estrema cautela per evitare guasti.

Il risultato di questo cocktail di problemi è stato sotto gli occhi di tutti: una vettura pesante, poco performante in curva e costantemente relegata nelle ultime posizioni della griglia, superata persino dalla debuttante Cadillac. La decisione di non portare piccoli aggiornamenti gara dopo gara, per concentrare tutte le risorse su un unico, grande pacchetto, è stata una scelta dolorosa ma, come ha spiegato Newey, necessaria per gettare le basi per un recupero vero e proprio.

La AMR26 B: una rivoluzione (quasi) totale

La AMR26 B che vedremo in pista ad Hungaroring non è una semplice evoluzione, ma un progetto profondamente rivisto nelle sue parti sensibili. Come confermato dallo stesso Newey, l'obiettivo principale è stato quello di avvicinarsi il più possibile al limite di peso regolamentare, una delle criticità più evidenti della versione precedente. Per farlo, il telaio e la scatola del cambio sono stati sottoposti a una significativa cura dimagrante, mantenendo inalterata la loro rigidità strutturale ma richiedendo una nuova omologazione e i relativi crash test per la scocca anteriore.

Il reparto aerodinamico, cuore del lavoro di Newey, ha subito le modifiche più sostanziali. È stato sviluppato un nuovo muso, sono state riviste in modo significativo le superfici aerodinamiche laterali e l'ala posteriore è completamente nuova. La sospensione anteriore rimane invariata, mentre quella posteriore ha subito una leggera revisione, con un braccio multi-link superiore che si inserisce in una posizione più alta, a testimonianza della volontà di spingere il concetto all'estremo.

Anche il fondo vettura è stato completamente ridisegnato, con l'obiettivo di generare più carico aerodinamico, carenza che aveva penalizzato la vettura nelle prime uscite. Il risultato dovrebbe essere un "grande passo avanti", per usare le parole del tecnico britannico, anche se la prudenza resta d'obbligo prima di vedere i cronometri dell'Hungaroring.

Un weekend decisivo per il futuro

L'Hungaroring si presta particolarmente a testare le qualità di un pacchetto aerodinamico come quello portato da Aston Martin: un tracciato tortuoso, simile a un kartodromo, dove il motore conta meno e il carico aerodinamico fa la differenza. Il circuito, quindi, rappresenta la vetrina ideale per la nuova creatura di Newey. La posta in gioco è altissima, e non solo per la classifica. Il rendimento della AMR26 B condizionerà inevitabilmente le scelte future del team, a partire da quella più delicata: il rinnovo di Fernando Alonso.

Il pilota spagnolo, il cui contratto scade a fine anno, ha più volte ribadito che la sua decisione non dipenderà esclusivamente dalle prestazioni della vettura, bensì dal gradimento delle nuove norme tecniche e dalla sensazione che gli trasmetterà la guida delle monoposto 2026.

Tuttavia, le dichiarazioni del due volte campione del mondo, che ha parlato di "delusione" per l'inizio di stagione ma anche di fiducia nelle potenzialità del progetto, lasciano intendere che un passo avanti significativo in Ungheria sarebbe il segnale più forte che il team possa dargli per convincerlo a restare. Un eventuale passo falso, invece, aprirebbe scenari complessi e alimenterebbe le voci su un possibile addio del pilota asturiano, con conseguenze a catena sul mercato piloti.

L'azienda di Silverstone sa bene che questo weekend rappresenta molto più di una semplice gara: è il primo, vero esame per un progetto che, per ambizione e investimenti, non può permettersi di fallire.

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