Riad sotto attacco, la crisi saudita e le reazioni internazionali
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Redazione Esteri
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La notte tra venerdì e sabato è stata segnata da una escalation senza precedenti nel conflitto tra Arabia Saudita e i ribelli Houthi dello Yemen. Per la prima volta dall'inizio delle ostilità, la capitale Riad è stata presa di mira con un attacco missilistico balistico, rivendicato dal gruppo yemenita come risposta ai raid sauditi su Sana'a.
Le sirene di allarme hanno svegliato i residenti intorno alle 3 del mattino, segnalando una "minaccia aerea ostile" e invitando la popolazione a restare in casa; poco dopo, due forti esplosioni hanno scosso la città, mentre una colonna di fumo nero si levava nei pressi dell'aeroporto internazionale King Khalid.
Il governo saudita ha confermato sabato sera che le difese aeree hanno intercettato il missile balistico diretto verso la capitale, precisando che ulteriori tentativi di attacco contro infrastrutture civili a Yanbu, Taif, Baysh e Farasan sono stati sventati. Il portavoce della coalizione a guida saudita, Turki Al-Maliki, ha denunciato che gli obiettivi erano "civili e oggetti civili", promettendo "misure appropriate" per deterrenza futura.
Da parte loro, gli Houthi hanno rivendicato due operazioni militari distinte: la prima contro quelli che hanno definito "siti sensibili" a Riad, la seconda contro impianti della compagnia petrolifera Aramco nella città portuale di Yanbu, sul Mar Rosso. Il portavoce militare Yahya Saree ha affermato che entrambe le operazioni hanno avuto successo e provocato vasti incendi, sebbene non siano state fornite prove a sostegno di tali dichiarazioni.
L'attacco segna un salto di qualità nell'offensiva dei ribelli yemeniti, che fino a questo momento avevano concentrato i loro colpi su impianti petroliferi e basi militari nel sud del regno o lungo la costa del Mar Rosso. Il coinvolgimento diretto della capitale rappresenta una sfida inedita per Riad, che da luglio ha intensificato i bombardamenti sulle aree controllate dagli Houthi nello Yemen senza riuscire a fermarne l'avanzata.
La reazione diplomatica non si è fatta attendere. Egitto, Giordania, Qatar e Kuwait hanno rilasciato dichiarazioni separate di condanna, definendo l'attacco una minaccia per la sicurezza e la stabilità regionale, nonché una violazione del diritto internazionale. Il Qatar ha parlato di "atto ostile riprovevole e inaccettabile sottovalutazione della vita dei civili", mentre il Kuwait ha denunciato quella che ha definito una "flagrante violazione della sovranità" del regno saudita.
Il Cairo ha sottolineato la violazione dei principi della Carta delle Nazioni Unite, e Amman ha parlato di "palese violazione del diritto internazionale". La Lega Araba ha descritto l'attacco come "un'escalation inaccettabile e grave".
Anche la Svizzera, attraverso il Dipartimento federale degli affari esteri, ha espresso profonda preoccupazione per gli attacchi, definendoli "una seria minaccia per la popolazione civile" e invitando tutte le parti alla massima moderazione e al rispetto del diritto internazionale.
Sul fronte statunitense, il Dipartimento di Stato ha emesso un avviso di sicurezza per i cittadini americani in Medio Oriente, esortandoli a esercitare "elevata vigilanza" e avvertendo che l'ambiente di sicurezza "rimane complesso con il potenziale di escalation impreviste". L'avviso invita inoltre i connazionali a prepararsi a possibili interruzioni di viaggio, inclusi voli cancellati e periodiche chiusure dello spazio aereo.
La nota segnala che "gruppi che sostengono l'Iran potrebbero prendere di mira altri interessi statunitensi all'estero o luoghi associati agli Stati Uniti e agli americani in tutto il mondo".
Il presidente Donald Trump, rientrato anticipatamente da Camp David, ha seguito da vicino gli sviluppi, mentre funzionari americani hanno chiarito che Washington non intende partecipare a strike offensivi diretti contro gli Houthi, pur continuando a fornire intelligence e supporto per l'individuazione degli obiettivi.
Sullo sfondo della crisi, l'Iran ha comunicato attraverso il Qatar le proprie condizioni per riaprire un negoziato con gli Stati Uniti. Il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha dichiarato in un'intervista ad Al Jazeera che Teheran chiede la fine della guerra su tutti i fronti, lo sblocco dei beni iraniani sequestrati e la cessazione del blocco navale statunitense dei porti iraniani.
Rezaei ha aggiunto che l'Iran desidera la cessazione dei combattimenti che coinvolgono lo Yemen e l'Arabia Saudita, e che attende una risposta dalla Casa Bianca.
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha confermato che la Turchia e altri paesi hanno avanzato nuove proposte di mediazione, ma ha riconosciuto che persiste una "forte sfiducia" tra le parti, dopo che un precedente accordo raggiunto in Pakistan non era stato attuato.
La crisi militare si innesta su una situazione economica già fragile per il regno. Nel secondo trimestre del 2026, il prodotto interno lordo saudita ha registrato una contrazione del 4,8 per cento su base annua, il calo più pronunciato dai tempi della pandemia, trainato dal crollo del 24,7 per cento del settore petrolifero. La crescita dei settori non petroliferi, su cui Riad punta per diversificare l'economia nel quadro del programma "Vision 2030", si è fermata a un modesto 0,9 per cento.
Le esportazioni di greggio hanno subito pesanti ripercussioni a causa delle minacce alle rotte marittime. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico ha costretto Riad a ricorrere all'oleodotto che attraversa il paese fino a Yanbu, sul Mar Rosso, una soluzione di emergenza con capacità limitata.
Da luglio, gli attacchi Houthi contro le rotte del Mar Rosso hanno ulteriormente complicato la situazione, spingendo il regno a valutare deviazioni attraverso il Canale di Suez che allungano i tempi di consegna di circa un mese e aggiungono costi significativi per carburante e pedaggi.
Sul piano finanziario, il Fondo sovrano saudita ha annunciato la fine del finanziamento del circuito di golf LIV, un progetto da miliardi di dollari che doveva proiettare il regno sulla scena sportiva globale. La decisione, motivata con il riferimento alle "priorità di investimento e alle dinamiche macroeconomiche attuali", segnala una revisione delle ambizioni di spesa di Riad.
Il Fondo ha precisato che non dismetterà altre partecipazioni sportive, tra cui il Newcastle United nella Premier League inglese, ma il messaggio appare chiaro: la fase di espansione illimitata è terminata.
Sul fronte culturale, la pop star britannica Ed Sheeran ha rotto il silenzio sulla situazione a Gaza durante il suo primo concerto dopo la controversia che ha portato all'esclusione del rapper americano Macklemore dal suo Loop Tour. Esibendosi sabato sera allo stadio Lincoln Financial Field di Filadelfia, Sheeran ha dichiarato che "quello che sta accadendo a Gaza è catastrofico, ingiustificabile e sproporzionato", aggiungendo che il suo cuore è stato "spezzato dalla portata della devastazione e dalla perdita di vite civili, di vite di bambini".
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