Max Biaggi provoca: "Aprilia unica italiana in MotoGP, Ducati è tedesca"
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Redazione Sport
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La rivalità, che non è mai solo una questione di pista, tra Aprilia e Ducati si arricchisce di un nuovo capitolo, stavola attraverso le parole di un'icona. Max Biaggi, legato a doppio filo alla casa di Noale per cui corre e vince, ha dipinto un quadro inatteso della geografia motociclistica durante un intervento televisivo. Con il suo inconfondibile sorriso, il "Corsaro" ha lanciato un sasso nello stagno, rivendicando per Aprilia il ruolo di unico costruttore italiano nel circo della MotoGP. Una affermazione che, se da un lato celebra l'italianità del marchio, dall'altro mira dritto al cuore di Borgo Panigale, considerato da sempre il vanto della motoristica nazionale. "Ducati è di proprietà Audi, quindi fa parte del gruppo Volkswagen ed è tedesca", ha dichiarato Biaggi a TNT Sports, tracciando una linea di confine non geografica ma societaria che ridisegna le alleanze in base ai bilanci consolidati.
Il vento a favore di Aprilia e le ambizioni dichiarate
Il contesto in cui questa frecciata viene scagliata non è certo neutro, poiché Aprilia si appresta alla nuova stagione con un morale alle stelle e ambizioni più che legittime. Il finale del 2025, infatti, ha visto la scuderia imporsi in tre delle ultime quattro gare, un'autentica cavalcata che ha proiettato Marco Bezzecchi, autore di due di quelle vittorie, nel ruolo di potenziale antagonista del dominio di Marc Marquez. È proprio su questo slancio che Aprilia Racing intende costruire il proprio 2026, come ha chiaramente sottolineato l'amministratore delegato Massimo Rivola nel corso della presentazione della nuova RS-GP26. Rivola, senza mezzi termini, ha parlato del "sentore di poter fare qualcosa di storico" insieme a Bezzecchi, indicando come la rotta sia già stata tracciata dalla potenza dimostrata in pista. La moto presentata, definita "orgogliosamente italiana" e come il frutto di un progetto in continua evoluzione, incarna questa volontà di non accontentarsi più del ruolo di comprimaria.
Bezzecchi, il pilota-cardine tra presente e futuro
Al centro di questa strategia aggressiva si trova inevitabilmente Marco Bezzecchi, pilota sul quale convergono le speranze del team ma anche, già da ora, le attenzioni di un mercato piloti in subbuglio in vista del 2027. Il romagnolo, che affiancherà per il secondo anno Jorge Martín in squadra, si trova nella singolare posizione di dover gestire un presente ricco di pressioni agonistiche e un futuro che bussa insistentemente alla porta. Lo stesso Bezzecchi ha voluto porre un argine ai rumors, ribadendo una priorità assoluta: "Prima la pista, poi il resto". Un principio che, seppur condivisibile, si scontra con la realtà frenetica del paddock, dove le trattative spesso anticipano di molto la scadenza dei contratti. La sua prestazione in sella alla nuova RS-GP26, quindi, avrà un doppio peso: determinerà le sorti della battaglia in pista con le Ducati e, al contempo, il suo valore in un mercato che si muove a ritmi serratissimi.
Una sfida che va oltre i nazionalismi
La provocazione lanciata da Biaggi, al di là dell'intento folcloristico, solleva una questione più sottile sull'identità dei marchi in un'era industriale globalizzata. Se è vero che le redini finanziarie di Ducati fanno capo a un colosso tedesco, è altrettanto innegabile che il suo cuore tecnico, lo stabilimento e gran parte della sua storia rimangono radicati a Bologna. Aprilia, dal canto suo, brandisce con fierezza il tricolore in una lotta che, sul piano tecnico e sportivo, sembra finalmente equilibrata. La vera posta in gioco per il 2026, dunque, non sarà stabilire chi sia più italiano, ma se la crescita tecnologica dimostrata negli ultimi mesi sia sufficiente a mantenere un ritmo di sviluppo in grado di contrastare la potenza di fuoco del campione in carica Marquez e della macchina da guerra di Borgo Panigale, a prescindere dalla nazionalità del suo azionista di maggioranza.




