La Cina cambia passo nel Medio Oriente, ma la guerra tra Israele e Iran ribalta gli equilibri
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Redazione Esteri
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A Pechino, nel marzo 2023, Iran e Arabia Saudita firmavano un accordo storico, riallacciando relazioni diplomatiche dopo anni di tensioni. Un successo inatteso per la Cina, che si presentava come mediatrice globale, proponendosi persino di facilitare un dialogo tra le fazioni palestinesi e, in prospettiva, tra Israele e Palestina. Quell’intesa, però, è stata travolta dagli eventi: gli attacchi di Hamas, il conflitto a Gaza e, ora, l’escalation diretta tra Israele e Iran hanno ridisegnato la mappa delle alleanze e delle rivalità nella regione.
Gli analisti militari israeliani stimano che Teheran abbia lanciato circa 700 missili balistici contro Israele negli ultimi 14 mesi, un dato che potrebbe influenzare l’esito dello scontro. Nella notte tra il 17 e il 18 giugno, nuovi raid hanno segnato un’ulteriore intensificazione: l’esercito israeliano ha diffuso avvisi di evacuazione per alcuni distretti della capitale iraniana, mentre fonti locali riportano l’uso di missili ipersonici. Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran, ha risposto alle dichiarazioni di Trump con un messaggio su X: «La battaglia ha inizio», scrivendo, citando il primo califfo dell’Islam e promettendo che «la Repubblica islamica trionferà sul regime sionista».
Trump, dal canto suo, ha escluso «per ora» l’ipotesi di colpire personalmente Khamenei, ma non ha nascosto la volontà di perseguire un’azione militare più ampia se Teheran non accetterà quella che ha definito «una resa incondizionata». Intanto, i tentativi diplomatici per riportare le parti al tavolo dei negoziati sembrano sempre più complessi, mentre cresce il rischio di un intervento diretto degli Stati Uniti




