Chikungunya in Toscana, la paziente di Livorno e il caso accertato a Massa: scattano le disinfestazioni
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Redazione Salute
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La paziente, una donna di circa quarant'anni tuttora ricoverata presso il reparto di malattie infettive dell’ospedale di Livorno, si era presentata ai medici in stato febbrile; a questo sintomo, nei giorni successivi, si è aggiunto lo sviluppo di una particolare eruzione cutanea che ha fatto scattare il protocollo per i virus trasmessi da artropodi.
È stata l’Asl Toscana Nord Ovest a rendere noto il sospetto, specificando che la trasmissione del virus Chikungunya – lo ricordiamo – può avvenire esclusivamente attraverso la puntura di una zanzara infetta del genere Aedes, e in particolare della cosiddetta zanzara tigre.
La signora, che risiede nella città labronica, non è più considerata contagiosa, ma i medici ne hanno disposto il ricovero come misura precauzionale. larena +3
Le tre aree a rischio e l’ordinanza del Comune
Proprio per scongiurare il rischio che l’insetto vettore possa raccogliere il virus da questa paziente e trasmetterlo ad altri, il Dipartimento di Prevenzione ha prescritto al Comune un intervento di disinfestazione urgente, che è stato calendarizzato per giovedì 7 maggio.
L’operazione non sarà limitata al perimetro della struttura ospedaliera – che comunque è compreso nelle aree interessate, nello specifico il quadrilatero tra via Alfieri, via Gramsci, via dell’Olmo e il Parco Pertini – ma si estenderà anche a una zona di duecento metri intorno a uno stabilimento di via Leonardo da Vinci, senza dimenticare la linea ferroviaria prospiciente l’impianto.
La terza area individuata riguarda il quartiere compreso tra via dei Funaioli, via Montebello e via Forte dei Cavalleggeri, arrivando a coprire l’area verde di piazza Mascagni.
Gli addetti alle operazioni interverranno con insetticidi adulticidi – mirati cioè a uccidere gli esemplari adulti – e larvicidi, che impediscono la riproduzione, procedendo anche alla rimozione fisica dei focolai larvali nei cortili e nei giardini domestici. larena +3
Il secondo focolaio a Massa e le verifiche sui rientri tropicali
Mentre a Livorno si procede con la profilassi su un caso ancora considerato “sospetto”, un’altra emergenza sanitaria dello stesso tenore ha coinvolto la provincia di Massa-Carrara. Qui, però, non ci sono dubbi: si tratta di un caso di Chikungunya accertato.
Il paziente, un cittadino di rientro da un soggiorno in un’area tropicale, ha presentato la sintomatologia classica della febbre che “rende cammini curvo” – questa l’etimologia del termine – spingendo l’Asl a diramare immediatamente l’allerta al sindaco Francesco Persiani.
La zona dei Quercioli è stata posta sotto osservazione, e la risposta dell’amministrazione non si è fatta attendere: il primo cittadino ha firmato un’ordinanza che dispone interventi “porta a porta” dal 6 all’8 maggio.
Le squadre, in questo caso, entreranno nelle proprietà private per trattare giardini e cortili, con un raggio di azione di duecento metri dall’abitazione dell’infetto, al fine di abbattere la densità della zanzara tigre e impedire che l’artropode diventi un veicolo di trasmissione locale. larena +3
I protocolli di prevenzione e l’efficacia degli interventi circoscritti
In entrambi i contesti, gli enti preposti hanno optato per un approccio di contenimento chirurgico piuttosto che generalizzato.
A Livorno, la Asl ha raccomandato ai residenti delle tre macro-aree di tenere chiusi gli infissi durante le ore serali dei trattamenti e di proteggere gli animali domestici; ai proprietari di orti viene inoltre suggerito di raccogliere la verdura prima della disinfestazione o di coprire le piante con teli di plastica, considerato il rischio che i prodotti insetticidi possano ricadere sugli ortaggi per effetto della deriva.
La multa per chi ostruisce l’accesso degli operatori o viola le prescrizioni può arrivare fino a cinquecento euro.
La scelta di intervenire solo entro un perimetro di duecento metri, in entrambe le città, testimonia come la strategia regionale miri a colpire il focolaio alla fonte, riducendo al minimo i disagi per la collettività ma senza abbassare la guardia su una patologia che, sebbene raramente letale, provoca una artralgia talmente invalidante da richiedere spesso il ricovero. meteo +3




