Reggina, il gruppo di Lotito in pole position per l’acquisto: attesa per la firma
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Redazione Sport
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Una lunga giornata di attese, quelle trascorse ieri, non ha portato alcun annuncio ufficiale riguardo il passaggio di proprietà della Reggina, ma sotto traccia le acque sembrano essersi notevolmente mosse. Se da un lato il silenzio stampa regna sovrano nella sede del club calabrese, dall’altro le indiscrezioni raccolte parlano di un intenso scambio di documenti e di verifiche contrattuali che precedono di norma la firma di un preliminare.
La sensazione, avvalorata dai riscontri di mercato, è che il gruppo facente capo a Claudio Lotito, attuale presidente della Lazio, si sia definitivamente inserito nella trattativa con il management attuale della società, scalzando di fatto la pista che portava dritto dritto agli investitori statunitensi.
Lo stallo americano e l’ingresso della cordata
Fino a pochi giorni fa, infatti, sembrava ormai cosa fatta il passaggio della Reggina nelle mani della holding Underdog Global Partners, il fondo guidato dall’imprenditore italo-americano Matt Rizzetta. Quest’ultimo, forte di un progetto di rilancio ispirato al modello Wrexham (che mira a riportare il club in Serie A in un arco temporale di cinque-sette anni), aveva già trovato un’intesa di massima con l’attuale proprietà rappresentata da Antonino Ballarino.
Tuttavia, un braccio di ferro sulla consegna della documentazione necessaria – alcuni osservatori parlano di una vera e propria “stallata” – avrebbe di fatto bloccato l’operazione, consentendo a Lotito di fare il suo ingresso in campo.
Una situazione, questa, che ha gettato nello sconforto una parte della tifoseria, la quale sperava nell’arrivo di capitali freschi e di un progetto alla “Hollywood”, mentre ora si ritrova a fare i conti con la possibilità di vedere alla guida un senatore di Forza Italia che, almeno per il momento, non ha alcuna intenzione di mollare la presa sulla Lazio.
Lo scenario giudiziario e i precedenti nelle serie minori
Non si tratterebbe, se la trattativa dovesse andare in porto, del primo approccio di Lotito con le serie inferiori del calcio italiano. L’imprenditore romano, che controlla la Lazio dal lontano 2004, ha già vissuto un’esperienza simile con la Salernitana, acquistata nel 2011 quando militava proprio in Serie D. In quell’occasione, la promozione in massima serie dei granata costrinse Lotito a cedere il club campano per rispettare le normative federali che vietano la compresidenza di due società nella stessa categoria.
Un precedente, quest’ultimo, che alimenta inevitabilmente i malumori di quella frangia di sostenitori amaranto che vedono nell’attuale patron biancoceleste un ostacolo più che un facilitatore.
Come se non bastasse, l’attenzione mediatica su Lotito è altissima anche per vicende extracalcistiche: solo nelle scorse ore è finita sotto i riflettori la sua attività politica, legata a un emendamento in commissione Finanze al Senato che mirava a ridefinire i termini della sanatoria fiscale per le partite Iva, un dossier che ha creato più di qualche grattacapo alla maggioranza per questioni di coperture.
Il delicato equilibrio societario tra Serie D e Palazzo
A rendere la vicenda ancora più complessa è il contesto in cui versa la Reggina. Il club, costretto a ripartire dalla quarta serie dopo il crac finanziario del 2023, ha chiuso il campionato di Serie D al terzo posto, mancando l’aggancio per la promozione diretta. Un risultato che ha lasciato l’amaro in bocca dopo una rincorsa serrata, ma che dimostra le enormi potenzialità di una piazza calda come Reggio Calabria.
Mentre i documenti passano da un avvocato all’altro in attesa della firma definitiva, il silenzio degli attuali vertici societari continua a tenere i riflettori accesi su eventuali sviluppi. L’esito di queste consultazioni determinerà se il futuro del club passerà attraverso un ritorno alle origini della gestione “familiare” di ascendenza laziale o se ci sarà spazio per un colpo di scena dell’ultimo minuto, magari con il ritorno in corsa degli americani o l’ingresso di un terzo incomodo.
Per ora, l’unica certezza è il lavoro certosino dei legali sulle carte che, entro le prossime ore, potrebbero finalmente sciogliere la riserva.




