Infezioni respiratorie in aumento, i più colpiti sono i bambini sotto i 4 anni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Il bollettino settimanale, che registra i dati della rete di sorveglianza RespiVirNet coordinata dall’Istituto superiore di sanità, non lascia adito a dubbi: la curva delle sindromi simil-influenzali e delle infezioni respiratorie acute continua a salire, confermando le attese per questo periodo dell’anno. Nella settimana compresa tra il primo e il 7 dicembre, infatti, sono stati stimati circa 695mila nuovi casi nella popolazione generale, un dato che si traduce in un’incidenza pari a 12,4 individui ogni mille assistiti. Si tratta di un incremento significativo, se si considera che nella settimana precedente il valore era fermo a 10,2 casi ogni mille persone, e che porta il totale dei contagi dall’inizio della sorveglianza, avviato nella seconda metà di ottobre, a circa quattro milioni di italiani messi ko da febbre, tosse e malessere generale.
I virus che circolano e la nuova variante
A trainare l’ascesa dei contagi, che minacciano di rovinare i festivi a non pochi, sono sempre più spesso i virus influenzali veri e propri. Tra questi, spicca per diffusione il sottotipo A/H3N2, un agente patogeno ben conosciuto dagli esperti ma che ha circolato in misura minore negli ultimi tempi, fattore che potrebbe aver creato una platea più ampia di soggetti suscettibili. A questo si aggiunge, come riportato dalle autorità sanitarie internazionali, l’emersione di un nuovo ceppo, rilevato nei mesi scorsi nell’emisfero australe e ora presente anche nel nostro Paese, il cui impatto è oggetto di attento monitoraggio da parte degli scienziati. La situazione, sebbene non mostri picchi anomali, evolve dunque secondo il normale, seppur impegnativo, andamento stagionale, con una pressione sui servizi sanitari che potrebbe crescere nelle prossime settimane.
Il quadro tra i più piccoli
A guardare i numeri con maggiore attenzione, emerge con chiarezza un dato allarmante: la fascia di popolazione più colpita in assoluto rimane quella dei bambini in età prescolare, tra zero e quattro anni. Per loro, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute raggiunge infatti un tasso di 38 casi ogni mille assistiti, un valore che è quasi il triplo di quello registrato nella media generale della popolazione. Questo conferma una dinamica nota, ovvero la maggiore vulnerabilità dei più piccoli, il cui sistema immunitario è ancora in sviluppo e che, frequentando asili nido e scuole dell’infanzia, sono esposti a un più intenso scambio di agenti patogeni. La loro salute rappresenta, come sempre, un termometro sensibile della circolazione virale nella comunità.
La finestra per la vaccinazione
Di fronte a questo quadro epidemiologico in evoluzione, la parola passa alle misure di prevenzione. L’infettivologo ha recentemente sottolineato come, nonostante l’aumento dei casi, esista ancora un margine di tempo utile per ricorrere alla vaccinazione antinfluenzale, uno strumento cardine per proteggere sé stessi e gli altri, in particolare le categorie fragili e gli anziani. La campagna prosegue, quindi, con l’obiettivo di costruire una barriera immunitaria collettiva in grado di mitigare gli effetti dell’ondata influenzale, che tradizionalmente raggiunge il suo apice nelle settimane più fredde dell’inverno. Restano, ovviamente, fondamentali le norme igieniche di base, dall’igiene delle mani all’uso di mascherine in contesti affollati se si presentano sintomi, accorgimenti che possono limitare la catena dei contagi.




