La Rai vende Palazzo Labia e il Teatro delle Vittorie, insorgono Fiorello e la Vigilanza

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È un vero e proprio giro di valzer quello che, tra i riflessi della pietra d’Istria e le luci dei vecchi palchi teatrali, sta portando la Rai a liberarsi dei suoi “gioielli di famiglia”. L’azienda, infatti, ha messo ufficialmente sul mercato un so pacchetto immobiliare che comprende quindici asset sparsi per l’Italia, e tra questi spiccano due simboli assoluti della cultura e della memoria collettiva: il settecentesco Palazzo Labia, che affaccia maestoso sul Canal Grande a Venezia, e il mitico Teatro delle Vittorie a Roma. L’operazione, che mira a raccogliere circa 240 milioni di euro per fare cassa e finanziare la trasformazione tecnologica dell’azienda in una “Digital Media Company”, sta sollevando un polverone politico e artistico destinato a scuotere le poltrone di Viale Mazzini.

Lo scontro su Palazzo Labia e il bando che fa tremare Venezia

Venezia, si sa, non è solo una città ma un monumento diffuso, e Palazzo Labia – con lo straordinario ciclo di affreschi di Giambattista Tiepolo che ne decora il salone – ne rappresenta una delle pagine più preziose. Ebbene, secondo il bando pubblicato lo scorso 24 aprile, la storica sede Rai del Veneto, situata nel cuore di Cannaregio, è destinata alla cessione, con una clausola che ha fatto letteralmente infuriare i residenti e la politica locale: la possibilità di una destinazione d’uso “ricettiva”. Il teaser predisposto da Kpmg, l’advisor della vendita, parla chiaro, menzionando “interessanti potenzialità di valorizzazione” per uffici, residenze di pregio o, appunto, strutture alberghiere. Una prospettiva, quest’ultima, che si scontra con la delibera “blocca alberghi” del 2018; l’assessore comunale Massimiliano De Martin ha subito rassicurato i cittadini, definendo quell’ipotesi frutto dell’“ignoranza delle norme urbanistiche veneziane”, anche se altri consiglieri, come Marco Gasparinetti, avvertono che la delibera è piena di eccezioni e che basterebbe un passaggio in giunta per aggirarla. A complicare ulteriormente il quadro, ci si mette la questione degli affreschi: nella documentazione di vendita si legge che il ciclo del Tiepolo è “in parte non amovibile”, lasciando intendere – con una formulazione quantomeno infelice – che qualche porzione potrebbe invece essere rimossa. Un'eventualità che fa rabbrividire i tutori dell'arte, aggravata dal fatto che un finanziamento da un milione di dollari offerto da Save Venice per il restauro è saltato proprio perché la Rai non ha accettato di vincolare l’intervento a una futura fruizione pubblica del bene.

Lo stop della Vigilanza e la “crociata” di Fiorello

Se a Venezia la preoccupazione è per il patrimonio artistico, a Roma la scintilla è scoccata grazie alla verve del noto showman Fiorello. Quest’ultimo, lanciando l’allarme dalla sua trasmissione, ha di fatto adottato il Teatro delle Vittorie, contestando una vendita che definisce inspiegabile per un luogo carico di storia televisiva. A raccogliere il testimone in politica è stata la presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, che ha annunciato due interrogazioni parlamentari indirizzate ai ministri Giorgetti e Giuli per chiedere conto di un piano di alienazioni che, a suo dire, non è mai stato discusso in Vigilanza e che configura una sorta di autogestione da parte dei vertici aziendali. La senatrice del Movimento 5 Stelle è stata categorica: “Un patrimonio del genere non può essere privatizzato né è nelle disponibilità dei dirigenti Rai”. La sua posizione è chiara: se lo Stato deve intervenire per salvare questi tesori, lo faccia esercitando il diritto di prelazione, ma fermare la svendita prima che sia troppo tardi.

La contromossa autarchica di Giuli e il caso Venezi

Mentre la burocrazia arranca, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha cercato di giocare d’anticipo con una mossa a sorpresa. Intervistato proprio da Fiorello, Giuli ha ventilato l’idea che lo Stato potrebbe rilevare il Teatro delle Vittorie per trasformarlo in un grande auditorium sinfonico, aggiungendo – in un messaggio vocale che sapeva di provocazione più che di annuncio ufficiale – che in tal caso avrebbe nominato Beatrice Venezi alla direzione. Una soluzione che la stampa di commento non ha esitato a definire “autarchica” (riprendendo il celebre titolo del film con Nanni Moretti, che proprio quest’anno spegne cinquant’anni) e che evidenzia la volontà di risolvere due dossier scottanti con una sola operazione: salvare il teatro e trovare una collocazione alla giovane direttrice d’orchestra, bersaglio di polemiche in altre sedi. Nel frattempo, le manifestazioni di interesse per i quindici immobili – che tra Milano, Torino e Roma comprendono anche la storica sede di Corso Sempione e il Palazzo della Radio – scadranno il 22 maggio, e circola già il nome di un possibile fondo americano pronto a fare shopping in Italia. Floridia, in una telefonata con Giuli, ha strappato la disponibilità del ministro a venire in audizione in commissione, a patto però che il Parlamento sblocchi finalmente i lavori di un organismo che, denuncia lei, è tenuto in ostaggio dalla maggioranza ormai da troppo tempo.

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