Operata senza anestesia mentre ascolta la sua playlist, il caso complesso al San Luigi di Orbassano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Una donna di 53 anni, affetta da fibrosi cistica, è stata sottoposta nei giorni scorsi a un intervento per calcolosi renale senza ricorrere all’anestesia generale – quella che di norma accompagna procedure di questo tipo –, una scelta obbligata vista la grave compromissione della sua funzionalità respiratoria, che rendeva la narcosi tradizionale troppo rischiosa. L’operazione, eseguita all’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano, ha richiesto un approccio percutaneo: attraverso un minuscolo accesso cutaneo, senza incisioni chirurgiche classiche, i medici hanno raggiunto il rene della paziente, la quale è rimasta sveglia grazie a un’anestesia spinale. A fare da contrappunto al rumore della sala operatoria, la sua playlist preferita, trasmessa durante tutta la procedura.
L’ostacolo rappresentato dalla fibrosi cistica
La patologia di base, una malattia genetica che colpisce in particolare l’apparato respiratorio e digerente, aveva nel tempo determinato un deterioramento tale della capacità polmonare da controindicare in modo assoluto l’anestesia generale. Ogni qualvolta ci si trovi di fronte a un quadro clinico di questa gravità – spiegano i resoconti dell’ospedale – l’intubazione e la ventilazione artificiale possono innescare complicanze irreversibili. Per questa ragione, il team del San Luigi ha optato per una soluzione che tenesse la paziente cosciente e collaborante, affidandosi alla sola anestesia loco-regionale.
La tecnica percutanea e il ruolo della musica
La procedura, condotta mediante un approccio percutaneo, permette di frantumare e rimuovere i calcoli renali senza dover aprire il con un bisturi; un’incisione minima, che si riduce a qualche millimetro, evita traumi maggiori e riduce i tempi di recupero. Nel caso specifico, poi, l’ascolto della playlist preferita non è stato un semplice vezzo: diversi studi clinici – sebbene non citati nel referto – suggeriscono come la musica familiare possa abbassare i livelli di ansia e di percezione del dolore nei pazienti sottoposti a interventi in sedazione cosciente. La donna, sveglia durante tutta l’operazione, ha così potuto distrarsi con i brani scelti, mentre i chirurghi lavoravano in un silenzio rotto solo dalle strumentazioni e dalle melodie.
Un lavoro di squadra per una paziente fragile
La riuscita dell’intervento – definito complesso anche dagli stessi operatori – è stata resa possibile da un forte coordinamento tra anestesisti, urologi e personale infermieristico, ciascuno dei quali ha dovuto adattare le proprie manovre a una situazione fuori dall’ordinario. Non è stato possibile, data la compromissione respiratoria, nemmeno pensare a una sedazione profonda, e ogni movimento andava calibrato per non innescare riflessi di tosse o stress respiratorio. La paziente, che al termine della procedura è stata riportata in reparto in condizioni stabili, ha potuto beneficiare di un recupero più rapido proprio grazie all’assenza dell’anestesia generale, evitando così i rischi legati a una prolungata ventilazione meccanica.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
