Madesimo, travolti da una valanga in motoslitta: un disperso nel Lago Nero, ricerche sospese per il maltempo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non cessano le precipitazioni e l’instabilità del manto nevoso, fattori che di fatto dettano i tempi, purtroppo sempre più stretti, delle operazioni di soccorso sull’Appennino, e che hanno imposto una nuova, drammatica sospensione delle ricerche dell’escursionista di cinquantasei anni, residente a Rozzano, nel Milanese, inghiottito dalla slavina domenica pomeriggio nella zona impervia del Lago Nero, sopra l’abitato di Madesimo, in provincia di Sondrio. L’uomo, che viaggiava a bordo di una motoslitta insieme ad altri tre amici, tutti residenti tra Milano e il suo hinterland, è stato infatti investito in pieno dalla massa di neve staccatasi intorno alle 17.15, e da quel momento di lui si sono perse le tracce. I tre compagni di escursione, che procedevano su due distinti mezzi, sono invece riusciti a emergere dalla coltre bianca e a mettersi in salvo autonomamente, lanciando immediatamente l’allarme che ha fatto scattare la macchina dei soccorsi. Le ricerche, partite in forze già nella serata di domenica e proseguite fino a tarda notte con l’ausilio di fotoelettriche, erano state interrotte per l’oscurità e l’elevato pericolo di ulteriori distacchi, per poi riprendere alle prime luci dell’alba di lunedì. Tuttavia, a metà mattina, il peggioramento delle condizioni meteorologiche – con nevicate ininterrotte che hanno ridotto la visibilità a pochi metri e aggravato il rischio valanghe, attestato sul grado 4 della scala europea, su un massimo di 5 – ha costretto i responsabili del soccorso a un nuovo, provvisorio stop delle operazioni, per garantire l’incolumità degli stessi operatori impegnati sul campo.

Il mezzo finito nel bacino ghiacciato e l’impiego di tecnologie sofisticate

La complessità del contesto in cui si muovono i soccorritori, un vero e proprio dedalo di pendii ripidi e accumuli di neve instabili a duemila metri di quota, è resa ancora più drammatica da un particolare emerso nelle ultime ore e confermato dalla stessa sindaca di Madesimo, Daniela Pilatti: una delle due motoslitte, precisamente quella su cui viaggiava il disperso, non è stata semplicemente sepolta dalla slavina, ma ha sfondato la superficie ghiacciata del Lago Nero, finendo parzialmente sommersa dalle acque gelide sottostanti. Un elemento, questo, che riduce drasticamente le già flebili speranze di poter recuperare l’uomo in vita, considerate le temperature rigide e le ore trascorse in un ambiente tanto ostile. Nonostante la sospensione dei voli, impossibilitati a operare a causa della fitta nevicata e della totale assenza di visibilità, decine di tecnici del Soccorso alpino, vigili del fuoco con il personale SAF (Speleo Alpino Fluviale) specializzato nel modulo neve, e militari della Guardia di finanza sono schierati sul territorio. Le squadre a terra stanno battendo palmo a palmo l’area, e parallelamente, come confermato dalla direzione regionale dei vigili del fuoco, si sta tentando di utilizzare ogni tecnologia disponibile per stringere il cerchio attorno all’uomo. In particolare, gli specialisti sono dotati di sistemi IMSI catcher, dispositivi in grado di intercettare e localizzare il segnale emesso da un telefono cellulare, anche se questo giace sepolto sotto metri di neve e ghiaccio, a patto che il dispositivo sia ancora acceso e funzionante. Parallelamente, non appena le condizioni lo permetteranno, i droni del nucleo SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto), equipaggiati con termocamere e sensori ad alta risoluzione, saranno pronti a decollare per sorvolare le aree più impervie, ma al momento anche loro restano a terra, in attesa di una pur minima finestra di bel tempo che consenta di operare in sicurezza.

Sinergia tra corpi e l’assenza di guide professionistiche

L’intervento, che vede in campo un dispositivo congiunto e coordinato senza sosta, è reso possibile dalla sinergia tra diversi enti: vigili del fuoco, Guardia di finanza, nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas), carabinieri e unità cinofile, questi ultimi pronti a intervenire non appena la situazione lo consentirà. Le operazioni, come precisato dalla prima cittadina di Madesimo, sono ulteriormente complicate dal fatto che i quattro escursionisti, tutti amici fra loro, non facevano parte di un tour organizzato né si erano affidati a una guida alpina; avevano programmato l’uscita in autonomia, muovendosi con i propri mezzi in una zona dove, proprio a causa dell’elevato pericolo di valanghe, l’ultimo tratto di pista normalmente percorribile era stato chiuso in via precauzionale. Un elemento che getta luce sui rischi connessi alla frequentazione della montagna in condizioni critiche, nonostante i chiari avvisi dei bollettini e le ripetute raccomandazioni degli esperti. Mentre le squadre a terra continuano a scandagliare il versante e i sommozzatori dei vigili del fuoco si preparano a nuove immersioni nel Lago Nero non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno, l’attenzione resta concentrata su ogni minimo indizio che possa portare all’individuazione del corpo. Nel frattempo, sul fondovalle, un’azienda locale ha messo a disposizione mezzi battipista e motoslitte per agevolare gli spostamenti dei soccorritori, in un’area che il maltempo rende sempre più inaccessibile.

Un contesto di rischio elevato e la memoria delle tragedie recenti

L’incidente di Madesimo non è purtroppo un caso isolato nel panorama delle Alpi lombarde in queste ultime, drammatiche settimane. La zona della Valchiavenna e della Valtellina è stata teatro di numerosi eventi valanghivi, alcuni dei quali con esiti fatali. Appena una decina di giorni fa, a poca distanza da dove si è verificata la slavina di domenica, nella zona della Crocetta del Cardine sopra la diga di Montespluga, una valanga aveva travolto due operatori del Soccorso alpino della Guardia di finanza impegnati in un’esercitazione, causando la morte di uno di loro, Erik Pettavino, trentenne originario del Cuneese, dopo sei giorni di agonia. E ancora, poche ore prima dell’incidente al Lago Nero, sempre in provincia di Sondrio, ad Albosaggia, due scialpinisti, Sebastiano Erba e Alfio Muscetti, avevano perso la vita investiti da una slavina mentre risalivano un canalone. Una sequenza di tragedie che dimostra quanto il pericolo sia concreto e diffuso, in un contesto in cui il manto nevoso, per via delle precipitazioni abbondanti e delle successive variazioni termiche, si presenta particolarmente instabile. Il lavoro dei soccorritori, in questo quadro, procede con la massima cautela, nella speranza di poter riprendere le perlustrazioni a pieno ritmo non appena il tempo volgerà al miglioramento, seppur con la consapevolezza che il fattore tempo, in queste condizioni, è purtroppo un avversario spietato.

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