Festa nazionale del gatto, quando l’incontro casuale cambia la vita e le abitudini degli italiani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Oggi, 17 febbraio, l’Italia si ferma a celebrare i suoi felini domestici in occasione della Festa nazionale del gatto, una ricorrenza che affonda le radici nel 1990, quando la giornalista Claudia Angeletti, attraverso le pagine della rivista “Tuttogatto”, indisse un referendum tra i lettori per scegliere il giorno da dedicare a questi enigmatici compagni di vita. Fu la signora Oriella Del Col a proporre la data vincente, motivando la scelta con una serie di rimandi simbolici che meritano di essere ricordati: febbraio, innanzitutto, è il mese dell’Acquario, segno zodiacale che rappresenta gli spiriti liberi e anticonformisti – qualità che da sempre vengono attribuite ai gatti – e poi c’è il numero 17, tradizionalmente considerato portatore di sventura nella cultura italiana, che in numeri romani si scrive XVII, anagramma di “VIXI”, che in latino significa “ho vissuto”, quindi “sono morto”; ma per i felini, notoriamente dotati di sette vite, quel numero si trasforma in un augurio di lunga esistenza, quasi una sfida al destino, “1 vita per 7 volte” -4-10.

Se inizialmente la giornata voleva essere un omaggio alla natura misteriosa e indipendente del gatto, con il passare degli anni – e siamo ormai alla celebrazione del 2026 – il significato si è ampliato, andando a fotografare un fenomeno sociale di ben più ampia portata: i gatti, che un tempo si pensava fossero creature solitarie legate più alla casa che ai suoi abitanti, stanno oggi modificando in profondità l’agenda delle famiglie italiane, diventando a tutti gli effetti dei decisori indiretti, capaci di influenzare scelte che vanno dall’organizzazione domestica fino alla pianificazione delle vacanze -3. A certificare questa trasformazione ci sono i numeri, che restituiscono l’immagine di un Paese in cui la convivenza con i felini non è più soltanto una piacevole consuetudine, ma un fattore strutturale che incide sui bilanci familiari e sulle dinamiche affettive; secondo le più recenti rilevazioni, sono circa 1 milione e 740mila le famiglie che vivono con almeno un gatto, una quota pari al 17,4% di quelle che possiedono un animale domestico, in aumento di un punto percentuale rispetto al 2015, a testimonianza di una crescita costante e inarrestabile -2.

Un membro della famiglia a tutti gli effetti, tra regali e routine quotidiane

La penetrazione del gatto nelle dinamiche familiari è ormai tale che sei italiani su dieci, come emerge da recenti sondaggi, arrivano a festeggiare il compleanno del proprio micio, magari con un semplice premietto – e questo accade nel 36% dei casi – oppure con un regalo vero e proprio, scelta che riguarda il 24% dei proprietari, mentre c’è addirittura un 4% che organizza una festa in piena regola -3. Non si tratta di episodi isolati o di mode passeggere, ma di comportamenti radicati che trovano riscontro anche nelle abitudini quotidiane: il 32% dei possessori di gatti dedica oltre due ore alla settimana al gioco con il proprio animale, e una percentuale ancora più alta, il 38%, supera le due ore in coccole e carezze, a dimostrazione di come il tempo della relazione sia diventato un appuntamento fisso e irrinunciabile -3. E dire che in molti casi l’ingresso del felino in famiglia è stato tutt’altro che programmato: ben nel 31% delle situazioni, infatti, il gatto era un randagio incontrato per strada, un “incontro del destino” come lo definiscono gli esperti, che ha portato l’animale tra le mura domestiche cambiando la vita non solo del micio, ma anche e soprattutto dell’umano che ha deciso di accoglierlo -3.

La pandemia e la conseguente diffusione dello smart working hanno ulteriormente rafforzato questo legame, creando le condizioni per una convivenza più intensa e continuativa; il 44% dei proprietari intervistati in una recente indagine condotta da Rover, un marketplace per la cura degli animali, dichiara infatti che lavorare da casa ha reso il rapporto con il proprio gatto più stretto e profondo, abbattendo quella barriera di riservatezza che spesso si frappone tra l’uomo e il felino -3. Quest’ultimo, va detto, è stato a lungo considerato – ingiustamente, a giudicare dai comportamenti odierni – come l’animale meno empatico, più legato agli spazi che alle persone, un po’ scontroso e incapace di restituire l’affetto che riceve, uno stereotipo che la scienza aveva peraltro contribuito a alimentare con studi che ne sottolineavano l’indipendenza e la mancanza di ansia da separazione; eppure, la quotidianità condivisa sta riscrivendo questa narrazione, mostrando un animale capace di interagire e di farsi carico di bisogni emotivi reciproci -3-5.

La pet economy corre, e i gatti orientano la spesa di milioni di famiglie

Questa centralità del felino nelle vite degli italiani ha un riflesso immediato e misurabile sui consumi, tanto che gli economisti parlano ormai di una vera e propria “pet economy” in continua espansione. I dati diffusi da Confartigianato in vista di questa giornata sono impressionanti: nel 2024 la spesa complessiva per prodotti e servizi destinati agli animali da compagnia ha raggiunto i 6.747 milioni di euro, con un incremento del 76% rispetto a dieci anni fa, un dato che acquista ancora più rilievo se confrontato con la crescita complessiva dei consumi delle famiglie italiane, ferma nello stesso periodo al 9,4% -1-2. La stragrande maggioranza di questa cifra – l’80,3% per la precisione, pari a 5.415 milioni – viene assorbita dall’acquisto di prodotti come alimenti, farmaci veterinari, accessori e articoli per la toelettatura, mentre il restante 19,7%, che corrisponde a 1.332 milioni, è destinato ai servizi, che vanno dalle cure veterinarie all’addestramento, passando per l’ospitalità e il pet-sitting -1-2.

A livello territoriale, la Lombardia guida la classifica delle regioni con la spesa più alta, con 1.396 milioni di euro, pari al 20,7% del totale nazionale, seguita dal Lazio con 882 milioni e dal Veneto con 652 milioni; se si guarda alle singole province, Roma e Milano occupano i primi due posti con rispettivamente 662 e 481 milioni di euro spesi, a riprova di come il fenomeno sia particolarmente concentrato nei grandi centri urbani, dove probabilmente la presenza di animali svolge una funzione di compensazione affettiva in contesti di vita sempre più frenetici e individualistici -2. Ma la crescita non riguarda solo i consumi finali: anche il tessuto imprenditoriale si sta adeguando, con 3.440 imprese artigiane attive nei servizi di cura degli animali da compagnia, che rappresentano il 59% del totale del comparto e danno lavoro a 4.231 addetti; nell’ultimo decennio queste realtà sono quasi raddoppiate, con un incremento del 92,3%, e in alcune province come Brescia, Venezia e Bergamo si registrano addirittura crescite a tripla cifra, segno di un settore in piena effervescenza -1-2.

Tra rinunce e nuove abitudini, il gatto cambia anche il modo di viaggiare

Forse l’aspetto più sorprendente di questa rivoluzione silenziosa riguarda l’impatto che i gatti hanno sulle scelte di viaggio e sul tempo libero dei loro proprietari. Se fino a pochi anni fa erano soprattutto i cani a condizionare le partenze e le mete delle vacanze, oggi anche i felini sono diventati protagonisti di questo processo decisionale, al punto che il 23% degli intervistati in una recente indagine ha dichiarato di aver rinunciato almeno una volta a una vacanza per non aver trovato una soluzione adeguata per il proprio micio -3. E guardando al futuro, le intenzioni sono ancora più chiare: il 43% si dice disposto a farlo nuovamente, il 37% valuterebbe l’ipotesi, e solo il 20% partirebbe comunque cercando un’alternativa, a dimostrazione di come il benessere del gatto sia ormai un parametro imprescindibile nella pianificazione delle ferie -3.

Quando si parte, la soluzione più gettonata resta l’affidamento a un familiare, scelta che riguarda sette italiani su dieci, mentre il 15% si affida a un amico e solo il 5% ricorre a un cat sitter professionista; ma è interessante notare come, negli ultimi tre anni, le prenotazioni di servizi di cat sitting sulla piattaforma di Rover siano cresciute di quasi il 300%, un incremento che parla da solo e che suggerisce una progressiva professionalizzazione del settore -3. Parallelamente, cresce l’utilizzo della tecnologia per monitorare i felini durante le assenze: il 30% dei proprietari utilizza regolarmente telecamere e dispositivi smart per controllare il gatto quando è fuori casa, il 13% lo fa soltanto in vacanza, e un altro 25% sta valutando l’acquisto di questi strumenti -3. La separazione, inevitabilmente, non è neutra sul piano emotivo: il 23% dei proprietari si dichiara triste durante l’assenza, il 17% prova ansia, mentre il 39% si sente tranquillo grazie alla fiducia riposta nella persona scelta per l’assistenza, numeri che testimoniano quanto profondo sia ormai il legame che unisce gli italiani ai loro gatti, creature un tempo considerate distaccate e oggi invece pienamente integrate nel nucleo familiare, fino a diventarne parte strutturante e imprescindibile -3.

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