Meloni chiama la madre di Trentini: "Lavoriamo per il rientro"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato in Venezuela il 15 novembre con l’accusa di terrorismo e cospirazione, è ancora detenuto nel carcere di El Rodeo, a trenta chilometri da Caracas. Da 145 giorni, l’uomo – che lavorava come capo missione per l’organizzazione umanitaria Humanity & Inclusion – è in isolamento, senza aver potuto contattare la famiglia né incontrare rappresentanti dell’ambasciata italiana. Ma qualcosa, nelle ultime settimane, sembra essersi mosso: fonti informali parlano di un’apertura venezuelana a negoziare, se non la liberazione, almeno un alleggerimento delle condizioni detentive.
Proprio in questo contesto si inserisce la telefonata della premier Giorgia Meloni ad Armanda Colusso, madre di Trentini, per assicurarle che il governo sta seguendo il caso «da vicino». L’iniziativa, rivelata dal Gazzettino, è partita dal senatore di Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon, e rappresenta il primo contatto diretto tra palazzo Chigi e la famiglia del cooperante. «Stiamo lavorando per riportarlo a casa», ha detto Meloni, in quello che per i parenti è stato un gesto tanto atteso quanto sofferto, dopo mesi di silenzio e incertezze.
Intanto, a Roma, il cosiddetto popolo giallo – attivisti e sostenitori che da settimane chiedono a gran voce il rilascio di Trentini – ha organizzato una manifestazione davanti al Palazzo di Giustizia, con cartelli che ritraggono il volto dell’uomo. «Abbiamo fiducia nell’impegno delle istituzioni», ha dichiarato l’avvocato della famiglia, commentando la notizia della chiamata della premier. Ma la strada, come confermano fonti diplomatiche, resta in salita: Caracas non ha ancora formalizzato alcuna proposta concreta, e le accuse pesanti che gravano su Trentini rendono ogni trattativa complessa.




