Crollo alla Torre dei Conti, il racconto dei vigili del fuoco e le case evacuate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La polvere dei calcinacci, che ancora aleggia nell'aria di via Tor de' Conti, non ha ancora del tutto oscurato il ricordo delle voci, come quella di un operaio che, rimasto prigioniero sotto una montagna di detriti, "si lamentava per i dolori", secondo la testimonianza di Antonello Marchegiani, caposquadra dei Vigili del Fuoci. Il suo racconto, asciutto e preciso, delinea i contorni di un salvataggio estremo, durante il quale, dopo aver tratto in salvo tre colleghi, si è dato man forte per tentare di liberare l'ultimo. "Prima di arrivare il secondo crollo", ha spiegato Marchegiani, ricostruendo quei momenti di concitazione, "ho saltato circa un metro o un metro e mezzo per non fare da tappo ai colleghi", un gesto istintivo che ha permesso al gruppo di ritrovarsi poi tutti insieme, "in sei", su per la scala, mentre la struttura continuava a cedere.

Lo sfollamento delle famiglie e l'emergenza abitativa

Davanti alla Torre, ormai mutilata nella sua maestosità, il deserto regna sovrano, un silenzio innaturale che ha sostituito il vociare di una vita di quartiere. Al civico 35 della stretta via, un corridoio storico che collega i Fori Imperiali al rione Monti, una ventina di persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni, un esodo forzato dettato dall'emergenza. I crolli di lunedì hanno reso necessaria l'evacuazione di dieci appartamenti situati nella palazzina storica, la quale, da allora, si presenta come un guscio disabitato e pericolante. Le famiglie sfollate, dopo una prima sistemazione provvisoria nella zona dell'Infernetto, sono ora alla ricerca di una soluzione più stabile, con il Comune impegnato a individuare strutture alberghiere che possano accoglierle.

Il groviglio di perizie e il mistero dei solai

A complicare la ricostruzione delle cause dell'accaduto emerge un intrico di documenti, di perizie tecniche e di relazioni che si sovrappongono, talvolta in contraddizione tra loro. I cinque piani superiori dell'edificio, stando a quanto emerge dagli atti, risultavano inagibili almeno dal 2007, una condizione di degrado nota da tempo. Tuttavia, proprio quei solai, prima dell'avvio degli interventi per la bonifica dell'amianto, erano stati giudicati, in un'altra relazione, "perfettamente idonei a soportare" un carico considerevole, stimato fino a quattrocento chilogrammi, un peso calcolato per ospitare due operai insieme alle macchine per l'abrasione e un estrattore. Questo dualismo di giudizi tecnici, uno che ne sanciva l'inagibilità e un altro che ne certificava la resistenza, crea un mistero fitto attorno alle reali condizioni della struttura prima del crollo.

Le segnalazioni inascoltate e le responsabilità

A dipingere un quadro di allarmi ripetutamente ignorati è la figura di un professionista che, già nel 2006, aveva messo in guardia circa la pericolosità dell'edificio. "Questo crollo mi ha reso furioso", ha dichiarato, sottolineando con amarezza come le sue numerose segnalazioni, le relazioni scritte e gli avvertimenti sui possibili cedimenti siano rimasti inascoltati. Egli ha affermato di aver "sempre avuto la percezione che prima o poi sarebbe successo", un pensiero ossessivo che si è trascinato per anni e che il crollo ha purtroppo confermato, al punto da compromettere il suo sonno la notte dopo la tragedia. Nelle sue dichiarazioni, ha anche avanzato l'ipotesi che uno scavo, effettuato nelle vicinanze, possa aver ulteriormente indebolito le fondamenta già precarie della Torre, aggiungendo un ulteriore tassello alle dinamiche dell'incidente.

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