Zohran Mamdani, il socialista musulmano che sfida New York e l’establishment Dem

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Se c’è un nome che, nelle ultime settimane, ha scosso il panorama politico americano, è quello di Zohran Mamdani. Trentunenne democratico socialista, musulmano e figlio di immigrati ugandesi, ha strappato la vittoria nelle primarie del Partito Democratico per la corsa a sindaco di New York, superando l’ex governatore Andrew Cuomo, un tempo favorito ma travolto anni fa da accuse di molestie sessuali. Un risultato che non solo ribalta le aspettative, ma segna un punto di rottura con la vecchia guardia del partito.

A sostenerlo, volti noti della sinistra radicale come Alexandria Ocasio-Cortez, che ha definito la sua vittoria "la prova che un mondo migliore è possibile". Mamdani, esplicitamente schierato a favore della causa palestinese, ha resistito a una campagna diffamatoria che lo ha dipinto come estremista, trasformandosi invece nel volto di una generazione che chiede giustizia sociale, diritti per i lavoratori e un cambio di passo nelle politiche urbane. La sua ascesa non è isolata: riflette l’influenza crescente dei Democratic Socialists of America (Dsa), movimento di cui fa parte anche Bhaskar Sunkara, fondatore della rivista Jacobin, da anni punto di riferimento per la sinistra anticapitalista.

Quella di Mamdani, però, non è solo una vittoria simbolica. New York, città tradizionalmente liberal ma con un establishment democratico spesso moderato, si trova ora a fare i conti con un candidato che rifiuta i compromessi. La sua campagna, sostenuta da giovani attivisti e personalità come Emily Ratajkowski, ha puntato su temi divisivi: dalla tassazione dei ricchi alla riforma della polizia, fino alla critica alla politica estera americana in Medio Oriente

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