WhatsApp attiva gli username, le prime chat senza numero di telefono

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La piattaforma di messaggistica istantanea più popolare al mondo, WhatsApp, ha compiuto un passo decisivo verso una delle trasformazioni più attese della sua storia. Dopo settimane di attesa e una fase di prenotazione che aveva già fatto presagire l'arrivo della novità, la società guidata da Meta ha avviato la distribuzione progressiva della funzione username.

Secondo quanto documentato dagli esperti di WABetaInfo, una selezione molto limitata di utenti, su dispositivi sia iOS che Android, ha iniziato a ricevere una notifica di attivazione che conferma la possibilità di avviare nuove conversazioni senza mostrare il proprio numero di telefono, un cambiamento che segna un netto salto generazionale per l'applicazione e che la allinea agli standard di sicurezza già presenti su altri servizi di messaggistica concorrenti come Telegram e Signal.

Come funziona la nuova funzione e il sistema di prenotazione

Il meccanismo che sta alla base di questa innovazione è piuttosto semplice nella sua concezione, benché complesso nella realizzazione tecnica: gli utenti che hanno già prenotato il proprio nome utente unico, un'operazione avviata ufficialmente da Meta lo scorso 29 giugno, stanno ora assistendo al passaggio dalla fase di riserva a quella di utilizzo effettivo.

Per chi avesse ancora la possibilità di procedere, la prenotazione dello username avviene attraverso il percorso Impostazioni, Account e Nome utente, accessibile esclusivamente dall'app mobile e non dalla versione Web o Desktop.

Gli username, che dovranno rispettare determinati criteri formali come una lunghezza compresa tra i 3 e i 35 caratteri e la possibilità di utilizzare lettere, numeri, punti e underscore, sono unici e non prevedono l'uso di discriminatori numerici come accade su altre piattaforme, garantendo così che ogni identificativo appartenga a un singolo account e riducendo il rischio di confusione.

Un cambio di paradigma per la privacy degli utenti

La vera portata di questa novità risiede tuttavia nel suo impatto sulla riservatezza degli utenti e sul concetto stesso di identità digitale. Fino ad oggi, il numero di telefono è sempre stato il perno su cui si reggeva l'intera architettura di WhatsApp, fungendo al contempo da credenziale di accesso e da elemento identificativo da condividere per allacciare nuovi contatti.

Con l'introduzione dello username, questa doppia funzione viene scissa: il numero di telefono rimane indispensabile per la registrazione dell'account e per la sua gestione tecnica, ma diventa invisibile nelle nuove interazioni con chi non lo possiede già.

Per chi viene contattato tramite il proprio username, il numero di telefono resta quindi nascosto, un dettaglio che rappresenta una tutela significativa in tutti quei contesti in cui si comunica con interlocutori occasionali, come clienti, fornitori, partecipanti a gruppi o semplicemente persone conosciute online e con le quali non si ha ancora instaurato un rapporto di fiducia tale da giustificare la condivisione del proprio recapito personale.

Limiti e controlli: nessuna directory e l'opzione della chiave segreta

Nonostante l'entusiasmo che accompagna questa evoluzione, è doveroso sottolineare alcuni aspetti cruciali che ne definiscono i confini operativi. La maggiore garanzia per la riservatezza, ma anche un potenziale limite dal punto di vista dell'usabilità, è rappresentata dall'assenza di una directory pubblica degli username. Per avviare una conversazione, sarà quindi necessario conoscere l'identificativo esatto della persona che si intende contattare, non essendo previsti né un motore di ricerca interno né suggerimenti automatici per scoprire nuovi profili.

A questo si aggiunge la possibilità di attivare un ulteriore livello di sicurezza, definito "username key" o chiave del nome utente: un codice opzionale che, se impostato, diventa un requisito aggiuntivo che il nuovo contatto deve conoscere per poter inviare il primo messaggio, un filtro particolarmente utile per arginare possibili contatti indesiderati o tentativi di spam qualora lo username dovesse venire a conoscenza di terzi.

Le implicazioni per aziende e il rischio di impersonificazione

L'implementazione degli username apre inoltre scenari interessanti per il mondo delle imprese e dei creator, che avranno la possibilità di rivendicare il proprio nome utente già utilizzato su altre piattaforme del gruppo Meta, come Instagram e Facebook, garantendo così una maggiore coerenza della propria presenza digitale attraverso i diversi servizi. Tuttavia, questa transizione non è esente da criticità, come dimostrano le preoccupazioni sollevate in particolare dal governo indiano riguardo al possibile aumento di tentativi di frode e impersonificazione.

Per rispondere a queste legittime ansie, Meta ha dichiarato di aver riservato alcuni nomi riconducibili a figure pubbliche di spicco, celebrità e funzionari governativi, e di aver implementato sistemi automatizzati per il rilevamento di attività sospette e la prevenzione di abusi, anche se la fase di attivazione degli username è ancora agli albori e riguarda per il momento un numero estremamente ridotto di account, con un rollout che si preannuncia lungo e graduale nei prossimi mesi.

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