L’intelligenza artificiale cinese tra modelli aperti e infrastrutture: la partita nei BRICS
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La diffusione dei modelli di intelligenza artificiale cinesi a pesi aperti ha cambiato il modo in cui molte aziende e sviluppatori nel Sud globale accedono alla tecnologia. Il modello in sé può essere scaricato e adattato gratuitamente, ma il vantaggio competitivo che Pechino mette sul tavolo non si esaurisce nel software: chiama in causa cloud, capacità di calcolo, formazione di competenze e definizione di standard tecnici. È su questo perimetro allargato che si gioca la distinzione tra semplice accesso e una nuova forma di dipendenza infrastrutturale.
La mossa a sorpresa: regole per proteggere l’avanzamento
Per mesi la strategia cinese è sembrata lineare: rilasciare modelli a pesi aperti per conquistare quote di mercato presso sviluppatori e imprese straniere, costruendo al contempo un ecosistema di servizi collegati. Poi, secondo quanto riportato da Reuters e ripreso da diverse testate internazionali, il ministero del Commercio ha avviato consultazioni con colossi come Alibaba, ByteDance e Zhipu per valutare restrizioni all’accesso estero ai modelli più avanzati, compresi quelli non ancora pubblicati.
Le misure allo studio includono limiti al trasferimento all’estero dei dati usati per l’addestramento e vincoli alla possibilità, per utenti stranieri, di scaricare i pesi dei modelli, fermo restando l’accesso ai servizi via cloud.
Dal soft power alla sicurezza tecnologica
La logica di questa inversione di rotta affonda le radici in una lezione che Pechino ha osservato da vicino: il controllo governativo statunitense su modelli capaci di individuare vulnerabilità informatiche ha mostrato che l’accesso aperto può diventare un’arma a doppio taglio. Due fonti citate da Reuters hanno riferito che le autorità cinesi temono che Washington possa indirizzare strumenti di quel tipo contro sistemi cinesi.
Da qui la discussione, condotta dal ministero del Commercio, sulla possibilità di configurare come reato contro la sicurezza nazionale la fuga o il furto di tecnologia proprietaria, e sull’opportunità di limitare chi può finanziare le startup nazionali del settore.
Il paradosso dei pesi aperti e la forza dei numeri
Il punto è che i modelli già pubblicati non possono essere ritirati: i pesi scaricati restano in circolazione. Le eventuali restrizioni colpirebbero le generazioni future, non quelle già in uso. E i numeri raccontano perché la posta in gioco è alta. Dal febbraio scorso i modelli cinesi hanno stabilmente superato il 30 per cento dei token utilizzati dalle aziende statunitensi sulla piattaforma OpenRouter, con un picco del 46 per cento, contro una media dell’11 per cento nei dodici mesi precedenti.
Su Vercel la quota d’uso di DeepSeek è passata dall’1 per cento di aprile al 23 per cento di giugno, mentre la spesa per lo stesso modello è rimasta a una cifra percentuale bassa: è il divario tra diffusione e costo a spiegare l’attrattiva.
L’infrastruttura che sostiene l’offerta
A rendere possibile tutto questo c’è una macchina infrastrutturale in espansione. A Ulanqab, nella Mongolia Interna, al margine del deserto del Gobi, sono in costruzione quasi 90 centri di elaborazione dati destinati a ospitare le strutture di aziende come Huawei, Kuaishou e Vnet; gran parte del parco industriale di Bayin è sorta in appena due anni.
Pechino ha annunciato un piano da 560 miliardi di dollari per potenziare le infrastrutture informatiche nei prossimi cinque anni, mentre gli investimenti delle società cinesi quotate nel settore sono attesi raddoppiare quest’anno a circa 139 miliardi di dollari. A frenare le ambizioni restano le restrizioni americane all’esportazione dei chip più avanzati, che i produttori nazionali cercano di compensare collegando tra loro più processori, con consumi energetici maggiori.
Energia a basso costo e strategia territoriale
Il vantaggio cinese passa anche dall’elettricità. Mentre negli Stati Uniti la crescita dei data center mette sotto pressione una rete datata, Pechino può contare su abbondante produzione rinnovabile nelle regioni occidentali: nella prima metà del 2026 l’eccesso di energia eolica e solare è stato sufficiente ad alimentare il Messico per un anno intero. La strategia “Eastern data, Western compute”, avviata nel 2022, sposta parte delle attività di elaborazione verso ovest, dove energia e terreni costano meno.
A Ulanqab, dove quasi metà dell’elettricità proviene da fonti eoliche e solari, il progetto Envision Galaxy Campus punta a raggiungere una capacità di 2 gigawatt, con oltre l’80 per cento dell’energia fornita direttamente da impianti eolici propri e un sistema di raffreddamento a consumo d’acqua nullo.
La posta in gioco per il Sud globale
Per i paesi dei BRICS e del Sud globale la questione non si riduce al risparmio sulla bolletta del cloud. Un modello gratuito e adattabile consente a équipe di sviluppo a Nairobi, Lagos o Il Cairo di costruire applicazioni calibrate su lingue e contesti locali, senza dipendere da licenze straniere. Ma la sovranità tecnologica passa dalla capacità di gestire l’intero ciclo: formazione, calcolo, standard.
La Cina ha annunciato l’intenzione di offrire nei prossimi cinque anni cinquemila posti di ricerca e formazione legati all’intelligenza artificiale a paesi in via di sviluppo, e di istituire centri di cooperazione applicativa per ASEAN, Lega araba, Unione africana, Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici, Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e BRICS.
Il nodo del controllo sull’ecosistema
La distinzione tra modello gratuito ed ecosistema a pagamento è il punto su cui si concentrano le analisi più attente. Se i pesi restano aperti, cloud, servizi gestiti, consulenza e integrazione restano il terreno su cui si costruisce il vantaggio commerciale e, insieme, la capacità di indirizzare gli sviluppi futuri. Le consultazioni in corso a Pechino, riferite da Financial Times e Reuters, vanno lette anche in questa chiave: non un ripensamento dell’apertura come strumento di penetrazione, ma una selezione di ciò che può restare aperto e ciò che va trattenuto.
Le proposte discusse includono un trattamento differenziato: modelli di base con semplice notifica, tecnologie avanzate con revisione di sicurezza, modelli di frontiera riservati al mercato interno.
Il precedente che pesa
Un episodio ha contribuito a orientare la riflessione delle autorità cinesi: l’acquisizione da parte di Meta della startup cinese Manus per 2 miliardi di dollari, avvenuta a dicembre, e successivamente oggetto di un ordine di annullamento da parte della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma. Il caso ha evidenziato una falla regolatoria che Pechino intende chiudere, estendendo i controlli sulle tecnologie legate all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori anche a operazioni societarie e trasferimenti di proprietà intellettuale.
La bozza di controllo sulle esportazioni pubblicata di recente esenterebbe i modelli a pesi aperti già resi pubblici e non addestrati su dati sensibili, ma consentirebbe restrizioni sul trasferimento della tecnologia sottostante se il modello superasse i duemila miliardi di parametri o si collocasse ai vertici delle classifiche di prestazioni.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
