Dalla ghigliottina alla diretta streaming: quando la pena di morte diventa uno show
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Redazione Esteri
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La fucilazione di Nidal Malik Hasan, l'ex maggiore e psichiatra dell'esercito americano autore della strage di Fort Hood del 2009, sarà trasmessa in diretta streaming. La decisione, annunciata dal Pentagono, riporta al centro del dibattito pubblico la spettacolarizzazione della pena capitale in un momento in cui gli Stati Uniti non assistevano a un'esecuzione militare da oltre sessant'anni. L'esecuzione è fissata per il 3 dicembre alle 13, ora locale, nella base texana dove il 5 novembre 2009 Hasan aprì il fuoco nel centro medico della base, uccidendo 13 persone e ferendone 32.
L'annuncio del Pentagono e le parole di Hegseth
A confermare l'intenzione di rendere pubblica l'esecuzione è stato il segretario alla Difesa Pete Hegseth, secondo cui la trasmissione servirà a far comprendere le conseguenze di crimini tanto gravi. Intervistato dall'emittente conservatrice Real America's Voice, Hegseth ha spiegato che il condannato affronterà un plotone composto da soldati armati di fucili e che l'esecuzione avverrà nella stessa base e alla stessa ora in cui Hasan compì l'attacco.
Il segretario ha aggiunto che le persone devono poter vedere cosa accade, senza fornire dettagli sulle modalità tecniche della trasmissione né su quanti militari formeranno il plotone.
La strage di Fort Hood e il percorso giudiziario
Il 5 novembre 2009 Nidal Hasan, allora cinquantaseienne psichiatra con il grado di maggiore, entrò nel Soldier Readiness Processing Center di Fort Hood, dove i militari in partenza o di ritorno dall'Iraq e dall'Afghanistan venivano sottoposti a visite mediche di routine. Con una pistola dotata di mirino laser sparò più di cento colpi, gridando durante l'attacco la frase "Allahu Akbar". Rimase ferito dagli agenti intervenuti e riportò lesioni che lo costrinsero su una sedia a rotelle.
Nel 2013 una corte marziale lo condannò a morte per 13 capi di imputazione per omicidio premeditato e 32 per tentato omicidio. Durante il processo si difese da solo, non contestò le accuse e dichiarò di aver agito per proteggere i musulmani e i talebani impegnati in Afghanistan.
L'approvazione di Trump e i precedenti storici
L'esecuzione è stata autorizzata dal presidente Donald Trump su raccomandazione di Hegseth, come confermato dal portavoce del Pentagono Sean Parnell. La legge militare statunitense richiede l'approvazione presidenziale per le condanne capitali nel sistema di giustizia militare. Se portata a termine, si tratterebbe della prima esecuzione militare negli Stati Uniti dal 1961, quando il soldato semplice John Bennett fu impiccato, e della prima fucilazione dal termine della Seconda guerra mondiale.
Le esecuzioni pubbliche negli Stati Uniti non venivano praticate da quasi un secolo: le ultime risalgono al 1936 e al 1937, quando due condannati furono impiccati davanti a folle radunate rispettivamente in Kentucky e in Missouri.
Le reazioni e i dubbi sulla fattibilità
La decisione ha suscitato critiche da più parti. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato che la trasmissione in diretta di un'esecuzione equivale a un'esecuzione pubblica e violerebbe il divieto assoluto di tortura. Il senatore democratico Chris Murphy ha definito l'idea "disgustosa", paragonandola alle pratiche esecutive dello Stato Islamico, mentre la Conferenza dei vescovi cattolici statunitensi ha parlato di una "barbara promozione di una cultura della morte".
Anche l'avvocato John Mills, che assiste condannati a morte, ha sollevato dubbi sulla legittimità dell'iniziativa, definendola senza precedenti nell'era moderna e su un terreno giuridico incerto. Restano inoltre da chiarire gli aspetti pratici: le principali piattaforme online vietano la diffusione di contenuti espliciti, e il Pentagono non ha precisato se la trasmissione avverrà tramite canali istituzionali o altre modalità.
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