Allegri, l’addio al Milan e quel veto a Ibrahimovic: i retroscena di uno spogliatoio spaccato
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Redazione Sport
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La terza sconfitta nelle ultime quattro giornate di campionato, quella maturata contro l’Udinese, ha trasformato il clima fino a pochi giorni fa apparentemente sereno in casa Milan in una vera e propria tempesta. I rossoneri, scivolati a meno dodici dall’Inter capolista, non devono più solo inseguire un sogno scudetto ormai tramontato, ma guardarsi le spalle con crescente apprensione: la Juventus, quarta, è a meno tre, mentre il Como, quinto, si è portato a meno cinque, con sole sei partite ancora da disputare. In questo contesto di pressione massima, iniziano a circolare con insistenza voci su un possibile addio di Massimiliano Allegri alla guida tecnica del club, e a tenere banco non sono solo i numeri della classifica, ma le dinamiche interne di Milanello, dove il rapporto tra l’allenatore e Zlatan Ibrahimovic sembra essersi definitivamente incrinato.
Il veto di Allegri e il ruolo ridimensionato di Ibra
Secondo quanto riportato dal giornalista Maurizio Pistocchi, c’è una presenza che è inspiegabilmente sparita dalle cronache quotidiane del Milan: quella di Ibrahimovic, al quale lo stesso Allegri avrebbe proibito di frequentare lo spogliatoio. Lo svedese, che ufficialmente ricopre il ruolo di Senior Advisor della proprietà Red Bird con funzioni trasversali tra area sportiva e commerciale, si è trovato così relegato in un angolo, osservatore silenzioso di un’evoluzione che lo vede sempre più ai margini della gestione quotidiana della squadra. Non si tratta di un evento isolato, ma della conseguenza di un rapporto teso, dove il tecnico livornese ha voluto tracciare un confine netto per ribadire la propria autorità, allontanando fisicamente Ibra dal cuore pulsante del gruppo. Lui, che nei piani iniziali doveva essere il braccio destro della proprietà e il garante di quella “cultura vincente”, si sta ora dedicando principalmente ad attività commerciali, in attesa di un faccia a faccia decisivo previsto per giugno, quando il suo peso specifico nelle scelte future potrebbe improvvisamente tornare a farsi sentire.
Le parole di Pistocchi e le frizioni tecniche
La critica di Pistocchi, tuttavia, non si limita ai soli retroscena disciplinari, ma colpisce duramente l’identità stessa della squadra. Il giornalista ha sottolineato come il Milan di Allegri, nonostante l’investimento economico, sembri privo di un’idea di calcio chiara, una squadra slegata che si muove individualmente e in ritardo, lontana dalla progettualità che caratterizzava, ad esempio, i precedenti cicli di Pioli. In un’analisi che fa leva sui numeri, Pistocchi ha ricordato come in tre degli ultimi cinque campionati alla trentaduesima giornata il Milan dell’attuale tecnico del Napoli avesse fatto più punti di questo, aggiungendo un particolare non secondario: le cinque sconfitte in campionato, quattro delle quali sono arrivate proprio quando Allegri ha adottato il modulo col terzetto difensivo. E mentre l’allenatore respinge le accuse ribadendo che la qualificazione alla Champions è a rischio, la frattura con l’ambiente si fa palpabile, come dimostrato dalla pioggia di fischi che ha accolto l’uscita dal campo di Rafa Leao nella disfatta casalinga contro l’Udinese.
Il futuro in bilico tra nazionale e conferma
Mentre lo spogliatoio vive questa tensione, il futuro dello stesso Allegri resta appeso a un filo che si dipana tra Milano e la panchina della Nazionale. La qualificazione alla prossima Champions League rappresenta un obiettivo fondamentale non solo per le casse del club, ma anche per la continuità del progetto: in caso di aggancio del quarto posto scatterebbe il rinnovo automatico, ma il tecnico non sembra intenzionato ad accettare una semplice formalità senza adeguate garanzie sul mercato. Vuole più potere decisionale sugli acquisti, vuole garanzie per poter lottare per lo scudetto; in caso contrario, l’ipotesi di ereditare la panchina azzurra diventerebbe una tentazione concreta e difficile da ignorare. Dal canto suo, Ibrahimovic, pur restando in disparte, non ha certo gettato la spugna: si mormora che abbia già pronto un nome per l’eventuale successione, un vecchio amico che potrebbe subentrare ad Allegri qualora la squadra dovesse fallire l’accesso alla massima competizione europea. Che si tratti di un ex tecnico del Chelsea o di un altro profilo, il messaggio è chiaro: la “sparizione” di Ibra dalle cronache è solo apparente, e il suo ritorno sulla scena potrebbe coincidere con l’addio definitivo dell’attuale allenatore.




