Aumento delle pensioni a gennaio 2026: il governo cerca 5 miliardi per finanziare la rivalutazione
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Redazione Economia
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Il sistema pensionistico italiano si appresta a registrare, a partire da gennaio del prossimo anno, un significativo adeguamento degli importi, il quale, sebbene rappresenti un incremento atteso da milioni di beneficiari, costringe simultaneamente l’esecutivo a un complesso lavoro di copertura finanziaria. La rivalutazione, calcolata sulla base del tasso d’inflazione acquisita per il 2025 – fissato, secondo le ultime rilevazioni, all’1,7% – comporterà infatti un onere per le casse pubbliche stimato in circa cinque miliardi di euro, una somma ingente che il governo è ora chiamato a reperire nell’ambito della prossima manovra economica.
L’adeguamento, come consueto, non seguirà un criterio uniforme per tutti gli assegni, ma sarà modulato in base all’entità della prestazione stessa, applicando quel meccanismo di calcolo che favorisce gli importi più contenuti. Ne consegue che gli aumenti maggiori, in termini percentuali, saranno destinati alle pensioni di valore più basso, mentre quelle di importo elevato vedranno una rivalutazione ridotta, se non addirittura nulla, in un’ottica di razionalizzazione della spesa e di equità sociale.
Si stima, in via del tutto preliminare, che l’aumento medio mensile possa attestarsi intorno ai 300 euro, un dato che, se confermato, andrebbe a costituire un sostanziale miglioramento del potere d’acquisto per una fetta consistente dei pensionati. Tuttavia, è bene precisare che si tratta di una media, la quale nasconde una notevole variabilità di casi individuali, dettata proprio dalla logica proporzionale che governa il meccanismo di perequazione.




