Trump e Trudeau, una telefonata tra dazi e fentanyl
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Redazione Esteri
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Una telefonata di cinquanta minuti, definita “piuttosto amichevole”, ha tenuto impegnati il presidente americano Donald Trump e il premier canadese Justin Trudeau. L’oggetto del colloquio, anticipato dalla Cnn e confermato sia dalla Casa Bianca che dallo stesso Trump sul suo social network Truth, riguardava principalmente i dazi imposti dagli Stati Uniti sul settore automobilistico canadese, una questione che da giorni scuote i mercati di entrambi i Paesi. Nonostante il tono cordiale, il tycoon ha lasciato poco spazio a equivoci: il Canada, secondo lui, non sta facendo abbastanza per contrastare il traffico di fentanyl attraverso i confini condivisi, una piaga che ha causato numerose vittime.
“Justin Trudeau mi ha chiamato per chiedermi cosa si può fare sui dazi”, ha scritto Trump in un post su Truth Social, aggiungendo di aver ribadito al premier canadese che “molte persone sono morte a causa del fentanyl che attraversa i confini di Canada e Messico, e niente mi ha convinto che si sia fermato”. Una dichiarazione che, se da un lato evidenzia la preoccupazione per l’emergenza droga, dall’altro sembra aver chiuso ogni spiraglio negoziale immediato.
Tuttavia, nonostante le critiche, Trump ha annunciato la sospensione per un mese dei dazi sulle auto canadesi, una mossa che potrebbe essere interpretata come un tentativo di alleggerire le tensioni commerciali tra i due Paesi. La decisione arriva in un momento delicato, in cui l’industria automobilistica statunitense, così come quella canadese, sta cercando di riprendersi dalle conseguenze economiche della pandemia e dalle incertezze legate alle politiche commerciali.
La telefonata, che secondo fonti dell’amministrazione Usa avrebbe dovuto portare a un compromesso, si è invece trasformata in un monito diretto a Trudeau. Trump ha accusato il premier di voler sfruttare la questione dei dazi per consolidare il proprio potere, evitando di indire nuove elezioni. Un’affermazione che, sebbene non supportata da prove concrete, ha ulteriormente inasprito i toni di un dialogo già complesso.
Il fentanyl, sostanza sintetica altamente letale, rimane al centro delle preoccupazioni di Trump, che ha più volte sottolineato come il Canada non stia adottando misure sufficienti per bloccare il flusso della droga verso gli Stati Uniti. Una critica che, se da un lato mette in luce un problema reale, dall’altro rischia di essere strumentalizzata per giustificare politiche protezionistiche.




