Il commissario Ricciardi, la Rai svela troppo nel riassunto della terza stagione

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il commissario Ricciardi è finalmente tornato sugli schermi, riaccendendo l’interesse del pubblico per le atmosfere noir e malinconiche della Napoli degli anni Trenta. La terza stagione della fiction, ispirata ai romanzi di Maurizio De Giovanni e interpretata da Lino Guanciale, ha esordito confermando un ampio successo di ascolti, un dato che, se da un lato rassicura sulla bontà del prodotto, dall’altro non ha potuto evitare di scontrarsi con una discutibile scelta editoriale. La prima puntata, trasmessa in prima serata, era infatti preceduta da un cosiddetto ‘riassunto’ di quanto accaduto nelle stagioni precedenti, un espediente narrativo che, invece di limitarsi a condensare gli eventi passati, ha finito per includere anticipazioni dettagliate su sviluppi cruciali della trama corrente.

Uno spoiler che compromette la suspense

La scelta della Rai, definibile senza mezzi termini come un infausto mega-spoiler, ha infatti rivelato agli spettatori, sin dal principio, alcuni degli snodi narrativi più significativi che avrebbero caratterizzato non solo l’episodio d’apertura ma anche quelli successivi. Questo approccio, che poco ha a che fare con una logica di costruzione della suspense tipica del genere giallo, ha privato il pubblico dell’esperienza di scoperta progressiva degli eventi, un elemento fondante nel rapporto tra la fiction e i suoi appassionati. L’aver ‘spiattellato’, per usare un’espressione colloquiale, gran parte del meglio che gli spettatori avrebbero visto, ha generato una percezione di superficialità nella cura del prodotto finito.

Le reazioni e il contesto dello show

La delusione tra i telespettatori più affezionati è stata palpabile, acuita anche dalla consapevolezza che questa terza stagione, così come la seconda, si compone di un numero di puntate inferiore rispetto all’esordio. Un elemento, quest’ultimo, che aveva già creato un certo malumore e al quale si è aggiunta la beffa di una narrazione già parzialmente svelata. Nonostante questo intoppo, la serie prosegue il suo percorso esplorando le profonde ombre e le ferite psicologiche che segnano i suoi personaggi, i quali, pur sembrando a volte vicini a una risoluzione, continuano a navigare in un mare di complessità interiori.

Lino Guanciale e l'identificazione con il personaggio

In un contesto separato, Lino Guanciale, l’attore che dà volto e anima al commissario, ha recentemente parlato di sé, descrivendo il suo personaggio come "bellissimo" e sottolineando la propria soddisfazione per la continuità garantitagli, senza che nessuno abbia esercitato clausole rescissorie. L’attore ha anche rievocato la sua adolescenza, segnata da episodi di bullismo ai quali ha trovato un argine grazie alla pratica del rugby, uno sport di contatto e di disciplina che lo ha aiutato a superare una natura introversa. Questa disciplina, ha raccontato, gli ha fornito gli strumenti per affrontare le insicurezze, costruendo un carattere resiliente che forse traspare anche nella sua interpretazione di un uomo tormentato ma tenace.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.