Tasse sulle criptovalute, il Governo cambia rotta
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Redazione Economia
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Il Governo italiano ha recentemente deciso di rivedere le disposizioni fiscali sulle criptovalute, inserite nella Manovra 2025. Inizialmente, era previsto un aumento significativo delle imposte sulle plusvalenze derivanti dalla compravendita di criptovalute, con l'aliquota dell'imposta sostitutiva che sarebbe dovuta passare dal 26% al 42% per le transazioni superiori ai 2.000 euro. Tuttavia, questa proposta ha suscitato forti reazioni tra gli investitori e le associazioni di categoria, portando a una spaccatura all'interno della maggioranza governativa.
Di fronte a tali pressioni, il Governo ha deciso di congelare l'aumento fino al 2026, quando l'aliquota salirà al 30%. Nel frattempo, per il 2025, l'aliquota rimarrà al 26%, senza più la soglia dei 2.000 euro. Questa decisione è stata accolta con favore da alcuni esponenti politici, come l'On. Giulio Centemero della Lega, che ha festeggiato l'addio al 42%.
Il mercato delle criptovalute in Italia ha raggiunto i 2,22 miliardi di euro nel 2024, e il Governo aveva inizialmente pensato di alzare l'imposta per fare cassa. Tuttavia, l'irritazione degli investitori e delle associazioni di categoria ha portato a un ripensamento. Si ipotizza anche un "condono" per favorire la regolarizzazione del sommerso, ma il boom delle valute virtuali pone altre sfide, forse più urgenti.
La revisione delle disposizioni fiscali sulle criptovalute rappresenta un tentativo del Governo di bilanciare la necessità di entrate fiscali con l'esigenza di non scoraggiare gli investimenti in un settore in rapida crescita.




