Mostra del Cinema di Venezia 2026, i 10 film italiani da non perdere tra amore, sperimentazione e grandi ritorni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il Lido si prepara ad accogliere l'83. edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, in programma dal 2 al 12 settembre 2026, e il clima di attesa che si respira quest'anno è particolarmente denso di suggestioni e novità. Si perché, al di là del glamour e dei riflettori puntati sulle star internazionali, il cinema italiano si presenta con una selezione di titoli che promette di lasciare un segno, spaziando tra generi e linguaggi differenti.

La kermesse diretta da Alberto Barbera si conferma così un palcoscenico privilegiato non solo per i grandi blockbuster, ma anche per quelle opere di ricerca capaci di ridefinire i confini del mezzo cinematografico, e in questa cornice la produzione nostrana gioca un ruolo da protagonista con proposte che mescolano il grande autore e la nuova generazione. Tra ritorni attesissimi, esordi sperimentali e sguardi inediti sulla contemporaneità, la selezione dei film tricolore offre uno spaccato vivace e articolato, che riflette le molteplici anime del nostro cinema.

D'altronde, Venezia non è più soltanto la città del Leone d'Oro, ma si sta trasformando in una vera e propria Biennale delle immagini, un crocevia dove il cinema dialoga con l'architettura, la fotografia e le nuove tecnologie, come dimostrano le scelte coraggiose di quest'anno.

Il ritorno di Nanni Moretti e il cinema d'amore

Il titolo più atteso e chiacchierato è senza dubbio "Succederà questa notte", il nuovo film di Nanni Moretti, che segna il ritorno del regista romano al Lido dopo ben trentasette anni, ovvero dal lontano 1989 quando "Palombella rossa" venne presentato fuori concorso. L'attesa è alle stelle, e le parole del direttore artistico Alberto Barbera hanno contribuito ad accendere ulteriormente i riflettori sull'opera, rivelando che ci troviamo di fronte a un Moretti inedito, lontano dagli schematismi politici o dalle prese di posizione sociali che hanno caratterizzato gran parte della sua filmografia.

Il film, liberamente tratto dalla raccolta di racconti "Legami" dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, vede nel cast internazionale la presenza di Louis Garrel e della nostrana Jasmine Trinca, e Barbera stesso lo ha definito un «autentico film d'amore», una definizione che suona quasi come una dichiarazione di intenti e che promette di mostrare un lato più intimo e melodrammatico del regista.

La presenza di un cast eterogeneo e la suggestione della fonte letteraria fanno di questo progetto uno dei punti di forza della competizione, e la curiosità del pubblico è palpabile anche per capire come Moretti interpreterà questo salto tematico, abbandonando la consueta ironia surreale per abbracciare un registro più sentimentale e profondo.

Le nuove frontiere della Sala Web e il cinema diffuso

Novità assoluta di questa edizione è la conferma e il potenziamento della Sala Web, lo spazio digitale della Biennale che permette di vivere il festival anche al di là degli spazi fisici del Lido, e che quest'anno presenta una line-up particolarmente ricca e diversificata. In streaming, in contemporanea con le proiezioni ufficiali e con una capienza limitata per garantire la qualità della visione, saranno disponibili tre film provenienti da Biennale College Cinema e dodici cortometraggi, di cui undici provenienti dalla sezione Orizzonti e uno Fuori concorso.

La selezione, che spazia da Hong Kong all'Italia, passando per Messico, Thailandia e Stati Uniti, offre uno spaccato delle nuove voci del cinema internazionale, con un'attenzione particolare agli autori emergenti che rappresentano il futuro della settima arte.

Questa iniziativa, ospitata sulla piattaforma MYmovies ONE, non è solo un'operazione di marketing, ma rappresenta una vera e propria dichiarazione di intenti su come il festival intende evolversi, abbattendo le barriere geografiche e rendendo il cinema d'autore più accessibile, seppur mantenendo intatto il senso di evento che caratterizza le proiezioni in sala. L'integrazione tra il fisico e il virtuale diventa così un elemento distintivo della kermesse, che cerca di rispondere alle nuove abitudini di fruizione senza rinunciare alla propria anima collettiva.

Oltre il racconto: sperimentazione e durate monumentali

Ma l'edizione 2026 della Mostra del Cinema si caratterizza anche per una spiccata vocazione alla sperimentazione, che trova il suo apice in alcune opere fuori dagli schemi tradizionali. Wim Wenders, ad esempio, porta al Lido un progetto che utilizza la tecnologia 3D per confrontarsi con l'architettura di Peter Zumthor, un connubio tra immagine e spazio che promette di essere un'esperienza immersiva totale.

A questa si affiancano produzioni di durata monumentale, come "Biografía de Jorge Luis Borges", che arriva a toccare i 330 minuti, sfidando la resistenza dello spettatore e proponendo una riflessione sulla vita e l'opera del celebre scrittore argentino. Luca Guadagnino, dal canto suo, presenta "Joie de vivre", un'opera articolata in due parti dalla durata eccezionale che conferma la sua propensione per progetti ambiziosi e di ampio respiro narrativo.

Queste scelte di programmazione, che potrebbero sembrare controcorrente in un'epoca di fruizione veloce, sottolineano invece la volontà della Biennale di essere un laboratorio di idee, un luogo dove il cinema si libera dai vincoli commerciali per esplorare le proprie potenzialità espressive, dialogando con altre arti visive come la fotografia, come dimostra il film "La ragazza con la Leica", che porta la fotografia dentro la narrazione cinematografica, creando un cortocircuito affascinante tra lo scatto e la pellicola in movimento.

I dieci titoli italiani da seguire e il futuro del cinema

Tra i dieci film italiani da tenere d'occhio, oltre al già citato Moretti, spiccano opere di registi affermati e nuove promesse che coprono un ventaglio tematico ampio: si va dai drammi familiari alle commedie sofisticate, passando per il biopic e il cinema di genere. La selezione ufficiale, che sarà svelata nei dettagli nei prossimi giorni, promette di regalare emozioni forti e spunti di riflessione, confermando la vitalità di un'industria che, nonostante le difficoltà, continua a produrre cinema di qualità riconosciuto a livello internazionale.

Non si tratta solo di gareggiare per il Leone d'Oro, ma di partecipare a un dibattito culturale più ampio su cosa significhi fare cinema oggi, in un'epoca dominata dagli algoritmi e dalla frammentazione dell'attenzione.

La presenza di piattaforme come la Sala Web, la scelta di opere che richiedono un impegno temporale non indifferente e l'ibridazione con altre discipline artistiche sono tutti segnali che indicano una direzione precisa: il cinema non è morto, ma si sta trasformando, e Venezia si conferma il luogo ideale per assistere a questa metamorfosi, offrendo al pubblico e alla critica gli strumenti per interpretare le nuove tendenze.

La Mostra del Cinema di Venezia 2026, insomma, non è solo un appuntamento con i grandi nomi, ma una cartina tornasole dello stato di salute dell'arte cinematografica, che tra passato e futuro continua a essere il sogno collettivo più potente che abbiamo.

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