Banche e famiglie, il ritorno di fiamma sui Btp: 40 miliardi in portafoglio

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   Non sono soltanto i grandi fondi sovrani o le famiglie, che pure continuano a preferire la solidità del debito nazionale, a sostenere il mercato dei titoli di Stato italiani. Da un anno a questa parte, e con una tendenza che non ha mostrato segni di cedimento nei primi mesi del 2026, le banche italiane hanno invertito la rotta rispetto al recente passato, facendo registrare un incremento significativo della loro esposizione sui Btp. ilsole24ore +3

A certificare questo cambiamento, che segna una discontinuità netta rispetto agli anni precedenti, ci pensa la Banca d’Italia nell’ultima Relazione annuale: il valore dei titoli in portafoglio presso gli istituti nazionali è infatti salito a 686 miliardi di euro nel 2025, contro i 629 dell’anno prima, trainato da acquisti netti pari a circa 40 miliardi concentrati in prevalenza sui titoli pubblici italiani. fondionline +3

Un silenzioso disimpegno durato anni

Per comprendere la portata di questa inversione di tendenza – che ha portato il totale dei Btp, Bot e Cct in mano alle banche a superare i 407 miliardi a marzo 2026 – è necessario guardare indietro. Per diversi anni, infatti, gli istituti di credito avevano avviato una sorta di disimpegno silenzioso dal debito del Tesoro.

Se si scorrono le tabelle allegate al rapporto di Via Nazionale, si osserva che nel 2022 l’ammontare era di 376 miliardi, sceso bruscamente a 360 nel 2023 e ancora leggermente in calo a 359 nel 2024. fondionline +3

La svolta, come sottolineato dal governatore Fabio Panetta durante la presentazione del documento a Roma, è avvenuta solo nello scorso anno, con una crescita che ha riguardato principalmente le obbligazioni a medio e lungo termine. ilsole24ore +3

La riconfigurazione dei portafogli delle famiglie

Se le banche sono tornate a comprare, anche le famiglie italiane – la cui ricchezza netta ha raggiunto a fine 2025 la cifra record di 12.326 miliardi, pari a 8,5 volte il reddito disponibile – hanno operato una scelta precisa.

A trainare questo incremento del patrimonio è stata sicuramente la ricchezza finanziaria lorda, schizzata del 7,4% fino a quota 6.500 miliardi grazie alla forte rivalutazione delle azioni e delle partecipazioni in imprese residenti. ilsole24ore +3

Eppure, dentro questa montagna di ricchezza, sta cambiando la natura degli investimenti: la liquidità parcheggiata sui conti deposito ha perso terreno, scendendo al 21,6% del portafoglio totale (il livello più basso dal lontano 2007), mentre è aumentata la quota destinata ai titoli di Stato e, sebbene in misura minore, al risparmio gestito. milanofinanza +3

Il 45% della ricchezza finanziaria delle famiglie è ora concentrato in azioni e fondi, un dato che testimonia una propensione al rischio che convive però con la ricerca di sicurezza dei Btp. I depositi bancari, un tempo rifugio assoluto per eccellenza, subiscono una flessione continua: pur restando ingenti (quasi 1.400 miliardi), gli italiani li utilizzano sempre più come conto transitorio e non come parcheggio statico. milanofinanza +3

Questo slittamento è stato favorito anche dalle emissioni retail del Tesoro (come i Btp Valore), costruite su misura per attrarre il piccolo risparmiatore con cedole che, sebbene in calo con il ridimensionamento dei tassi Bce, restano superiori alla magra remunerazione della liquidità. ilmessaggero +3

L’incidenza del debito pubblico sull’attivo bancario

Dal punto di vista tecnico, la Relazione della Banca d’Italia evidenzia come l’incidenza di questi titoli pubblici sul totale dell’attivo bancario e, contestualmente, sulla durata finanziaria (duration) degli stessi portafogli, sia leggermente aumentata.

Un indicatore, quest’ultimo, che gli analisti monitorano con attenzione perché lega le sorti degli istituti a quelle del debito sovrano, ricreando un legame pericolosamente simile a quello osservato durante la crisi dei debiti sovrani dell’eurozona. ilmessaggero +3

Tuttavia, al momento, il fenomeno viene descritto come un semplice riallocamento strategico in un contesto di tassi reali positivi, piuttosto che come una fuga in avanti. ilmessaggero +3

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