Conte e l'affare del Grand Hotel Plaza, l'opposizione attacca: "Leader politico o agente immobiliare?"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, si trova al centro di un acceso dibattito politico a causa delle indiscrezioni relative a un suo incontro, risalente allo scorso marzo, con Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per le partnership globali.
Secondo quanto ricostruito dal quotidiano Libero e ripreso da altre testate, al centro del faccia a faccia, tenutosi nel noto ristorante romano Sanlorenzo, non vi sarebbero state solo questioni di politica internazionale, ma anche e soprattutto la potenziale vendita del Grand Hotel Plaza, lo storico albergo di via del Corso a Roma di proprietà della famiglia della compagna di Conte, Olivia Paladino.
L'opposizione, in particolare Fratelli d'Italia, ha prontamente sollevato un polverone, chiedendo all'ex presidente del Consiglio di chiarire una volta per tutte se si consideri un leader politico o, come lasciano intendere le ricostruzioni, un mediatore immobiliare di lusso.
Le parole di Zampolli e il ruolo di Conte
A gettare benzina sul fuoco sono state le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Zampolli, il quale ha confermato che durante il pranzo si è discusso dell'albergo. Intervistato da Libero, l'imprenditore italo-americano ha dichiarato: "Se le hanno raccontato che con 'Giuseppi' abbiamo parlato dell'albergo va bene. Basta che non sia stato io a dirlo per primo".
Zampolli ha poi aggiunto di aver incontrato Conte non per parlare di politica, ma per discutere di "tante cose, anche dell'albergo", specificando che l'ex premier gli avrebbe precisato: "Guarda, l'hotel non è mio, è dei familiari della mia signora". Secondo le ricostruzioni, Conte avrebbe avuto un ruolo, sebbene non ufficiale, nella gestione della complessa trattativa per la cessione della struttura.
A confermarlo sarebbe anche una fonte che ha parlato di un diretto interessamento del leader M5s nella predisposizione di alcuni documenti propedeutici alla vendita, come una bozza di Offerta non vincolante, e nella definizione dei termini per l'eventuale due diligence.
La situazione finanziaria della famiglia Paladino
La vicenda si inserisce in un quadro finanziario piuttosto articolato per il gruppo societario riconducibile alla famiglia Paladino. Come riporta il quotidiano Libero, due delle principali società del gruppo, la Agricola Monastero Santo Stefano Vecchio srl e la Immobiliare di Roma Splendido srl, sono state recentemente poste in liquidazione, mentre un progetto di fusione dovrebbe concentrare attivi e passivi nell'Agricola Srl.
Tra i debiti spiccano i 29 milioni di euro di passività tributarie accumulate dall'Unione Esercizi Alberghieri di Lusso srl, la società che gestisce gli immobili della holding. Per far fronte a questa situazione e trovare liquidità, la famiglia ha messo sul mercato il Grand Hotel Plaza, il suo asset più importante, affidando l'incarico di reperire un acquirente all'agenzia immobiliare e all'avvocato Matteo Di Raimondo, marito di Cristiana Paladino e docente alla Luiss, con un mandato in scadenza a ottobre.
Le reazioni politiche di Fratelli d'Italia
Le rivelazioni hanno scatenato la reazione immediata e durissima di Fratelli d'Italia, che ha parlato di "intollerabile ipocrisia politica". Il vicecapogruppo alla Camera, Massimo Ruspandini, ha dichiarato: "Da una parte Giuseppe Conte indossa i panni del moralista e del leader della sinistra massimalista, pronto a dare lezioni di etica e a pontificare contro il governo; dall'altra sveste i panni istituzionali per indossare quelli di mediatore immobiliare di lusso per conto della famiglia della sua compagna".
Ruspandini ha accusato Conte di utilizzare le proprie relazioni e l'influenza accumulata da ex premier per curare affari milionari di famiglia, mentre le società in questione fanno i conti con liquidazioni e un debito consistente con l'Erario. Sulla stessa lunghezza d'onda si è posto anche il collega di partito Stefano Maullu, che ha parlato di "doppia morale" e ha chiesto a Conte di dire la verità sull'incontro con Zampolli: "Era lì per curare i suoi affari privati o gli interessi della nazione?".
Il senatore Raffaele Speranzon ha infine coniato il neologismo "suocerismo", ricordando come per l'ex premier non sia la prima volta che si occupa degli affari del suocero Cesare Paladino.
Le smentite e le offerte sul tavolo
Nonostante le pesanti accuse, il diretto interessato ha tentato di smorzare la polemica. Intervistato dal Corriere della Sera, Giuseppe Conte ha liquidato la questione definendola "stupidaggini", ribadendo di occuparsi solo di politica. Anche l'avvocato Matteo Di Raimondo ha smentito un ruolo attivo dell'ex premier nelle trattative, pur ammettendo che, in quanto compagno di Olivia e avvocato, è "normale che possa aiutare a fare dei ragionamenti".
Nel frattempo, sul fronte delle possibili compravendite, l'inviato di Trump Paolo Zampolli ha rivelato di conoscere persone "molto liquide" che potrebbero acquistare il Plaza in contanti. Lo stesso Zampolli ha parlato di una richiesta di 325 milioni di euro, definendola fuori mercato, e ha lanciato una provocazione: "A 300 milioni lo compro io". Una società di investimento con sede a Londra, la Cbe Capital Limited, avrebbe già presentato un'offerta da 310 milioni, ma l'operazione non sarebbe stata ancora finalizzata.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
