Inchiesta sullo sfruttamento lavorativo nella moda di lusso: il caso Dior
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Redazione Economia
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La Manufactures Dior srl, ramo produttivo italiano del colosso del lusso francese, è stata messa sotto inchiesta dal Tribunale di Milano per presunti fenomeni di sfruttamento lavorativo. Questo è il terzo caso di caporalato nell'alta moda che coinvolge un marchio di prestigio, dopo l'Alviero Martini spa e la Giorgio Armani Operations spa.
Condizioni di lavoro inaccettabili
Le indagini hanno rivelato una situazione di manodopera in nero e clandestina, con turni di lavoro estenuanti che possono arrivare fino a 16 ore. Gli ambienti di lavoro, descritti come "abusivi", erano attrezzati con macchine e letti praticamente attaccati, realizzati con l'unico scopo di avere forza lavoro reperibile 24 ore su 24. Inoltre, i lavoratori non ricevevano alcuna formazione sui rischi del lavoro.
Mancanza di sicurezza sul lavoro
Le ispezioni hanno rivelato che le spazzolatrici e le tagliastrisce erano prive di protezioni, con i dispositivi di sicurezza "scientemente" rimossi dai macchinari per "aumentare produttività e profitto". Queste condizioni di lavoro, secondo i carabinieri, "rasentano il minimo etico".
Il ruolo della Pelletteria Elisabetta Yang
La Pelletteria Elisabetta Yang, appaltatrice della Manufactures Dior srl, è stata ispezionata dai Nas di Milano. Le borse di lusso prodotte venivano vendute a 2600 euro, mentre i costi di produzione erano di soli 56 euro.
Intervento del Tribunale di Milano
Il Tribunale di Milano ha disposto l'amministrazione giudiziaria per la Manufactures Dior srl, partecipata al 100% dalla Christian Dior, considerando l'azienda "incapace di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell'ambito del ciclo produttivo".




