Walter White batte l'intelligenza artificiale, OpenAI modifica Sora 2 dopo la protesta di Bryan Cranston
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Walter White ha vinto ancora, e questa volta a soccombere non è stato un cartello della droga messicano ma nientemeno che l’intelligenza artificiale. L’attore Bryan Cranston, la cui interpretazione del personaggio è ormai un’icona della televisione, è riuscito infatti a imporre una significativa sterzata a OpenAI, la quale, dopo le sue rimostranze e l’intervento determinante del sindacato SAG-AFTRA, ha accettato di rivedere la propria piattaforma Sora 2. Questo strumento, capace di generare video iperrealistici a partire da semplici descrizioni testuali, sollevava non poche perplessità per la facilità con cui si potevano creare deepfake, sfruttando l'immagine e la voce degli artisti senza che questi ne fossero nemmeno a conoscenza.
Le preoccupazioni del settore
Diverse voci, provenienti non solo dal mondo degli attori ma anche da quello della produzione, avevano espresso un allarme concreto riguardo alla diffusione incontrollata di tali contenuti, i quali, oltre a violare palesemente il diritto all’immagine, comportano rischi tangibili per la professione e per la stessa identità digitale delle persone. La questione, che andava ben al di là di un semplice dibattito tecnologico, aveva trovato in Cranston un portavoce di grande risonanza, il quale, unendo la sua autorità morale a quella contrattuale del sindacato, ha avviato un confronto serrato con la compagnia.
Un accordo per la protezione digitale
Alla fine, dopo settimane di trattative, la posizione dell’attore ha prevalso, portando all’introduzione di nuove e più stringenti regole di sicurezza all’interno di Sora 2. Queste modifiche, che mirano a tutelare in modo specifico le sembianze e le voci degli attori, rappresentano un punto fermo in un panorama normativo che fatica a tenere il passo con l’innovazione. Si tratta di un traguardo importante, sebbene parziale, in un percorso che richiederà continue vigilanza e adeguamenti.
Le ripercussioni sull'animazione
Parallelamente, un altro fronte si è aperto nel settore dell’animazione, dove un professionista ha denunciato pubblicamente di aver rifiutato un incarico che consisteva nel “ritoccare” animazioni prodotte dall’intelligenza artificiale per una paga irrisoria. Questa pratica, come egli stesso ha sottolineato con amarezza, rischia di erodere ulteriormente un mercato del lavoro già provato dall’outsourcing, minacciando di spazzare via competenze e professionalità che sono il frutto di anni di esperienza. È un episodio che, per quanto circoscritto, illumina una tendenza preoccupante, la quale si affianca al problema dei deepfake nel delineare le sfide poste dall’evoluzione tecnologica.




