Maxima d’Olanda, perle e gigli per inaugurare il padiglione dei Paesi Bassi alla Biennale di Venezia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’acqua della Laguna, si sa, non racconta mai storie banali. E ieri, a Venezia, ne ha accolta una destinata a finire tra le pieghe di un racconto di stile, diplomazia silenziosa e presenza reale. Máxima d’Olanda, accompagnata dal marito re Willem-Alexander, è arrivata a bordo di una gondola – immagine studiata, certo, ma non per questo meno potente – per il taglio del nastro di The Fortress, l’installazione immersiva firmata dall’artista Dries Verhoeven e dalla curatrice Rieke Vos. Un’arrivo in acqua, che già di per sé mescola la tradizione veneziana con la necessità di uno scarto visivo contemporaneo. La sovrana, da parte sua, ha scelto di non cedere alla tentazione dell’abito nuovo. Ha invece rispolverato un completo che già nel 2017 aveva fatto parlare di sé: giacca avvitata e gonna a ruota, disegno di Mattijs van Bergen, stilista olandese poco incline alle passerelle urlate ma molto attento alla scultura dell’abito. Un recupero d’armadio, il suo, che non sa mai di risparmio, bensì di consapevolezza: la moda, quando è ben tagliata, non invecchia, si stratifica.

Una regina, un ministro e un discorso atteso

Non c’era solo l’estetica, però, a scandire i tempi della cerimonia. Accanto ai reali olandesi, infatti, ha preso la parola il ministro dell’Istruzione, della Cultura e della Scienza, Letschert, al quale era stato affidato il compito di tenere il discorso inaugurale. Un dettaglio non secondario, questo, perché sposta l’asse della visita dal puro protocollo dinastico a una più solida cornice istituzionale. La scelta del ministro, tra l’altro, sottolinea come il padiglione dei Paesi Bassi – allestito ai Giardini, nel Padiglione Rietveld – non sia considerato solo un’occasione espositiva, ma un vero e proprio atto culturale di governo. E mentre tutti, ormai, tengono d’occhio il viaggio annunciato della principessa Catherine in Italia (fissato per il 13 e 14 maggio), un’altra visita reale scorre parallela e forse più silenziosa. Quella di Máxima e Willem-Alexander, arrivati proprio per aprire le danze di una Biennale che, già dalle premesse, si annuncia tesa.

Presenze scomode e geopolitica nell’arte veneziana

Tra proteste annunciate, minacce internazionali che aleggiano nei padiglioni e una certa atmosfera da equilibrio instabile, l’edizione di quest’anno sembra riflettere per forza di cose la grande incertezza geopolitica che stiamo attraversando. L’artista Dries Verhoeven, con la sua *The Fortress*, non si sottrae a questo clima. Anzi, lo cavalca con intelligenza, trasformando lo spazio espositivo in un’esperienza immersiva che parla di confine, protezione e vulnerabilità. La curatrice Rieke Vos, dal canto suo, ha lavorato per rendere il progetto non solo visivamente perturbante, ma anche politicamente eloquente. Ecco perché il padiglione olandese viene già indicato come uno dei più interessanti di questa Biennale: non perché offra risposte, ma perché non ha paura di porsi domande scomode.

Perle, gigli e un ruolo centrale per la sovrana

Máxima, in questo contesto, ha assunto un ruolo centrale. Quasi a voler bilanciare la durezza dei temi con la leggerezza controllata della rappresentanza. I gioielli – perle classiche, mai eclatanti – e il dettaglio floreale dei gigli richiamavano un linguaggio iconografico antico, immediatamente decodificabile. Nessuna dichiarazione ad alta voce, nessun intervento pubblico. Solo la presenza, calibrata con cura; e quella capacità, che appartiene a pochi membri delle famiglie reali, di trasformare un’inaugurazione in una dichiarazione visiva coerente. A Venezia, dove l’arte si mescola inevitabilmente al potere e quest’ultimo spesso si nasconde dietro un quadro o una scultura, l’arrivo della coppia reale olandese ha offerto una lezione di equilibrio: si può essere presenti senza essere invadenti, si può aprire un padiglione senza sovrapporsi al messaggio dell’artista.

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