Enrico Berlinguer: una lezione ancora attuale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L'11 giugno 1984, Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista italiano, morì a causa delle conseguenze di un ictus che lo colpì quattro giorni prima durante un comizio, che decise di non interrompere. La sua morte suscitò una commozione generale e, in questi giorni, Berlinguer è al centro delle celebrazioni non solo della sua parte politica.
Il ritratto di un leader
Berlinguer è stato ritratto come un leader duramente sconfitto su tutti i fronti: l'eurocomunismo, un sogno rimasto tale; la questione morale, alla quale il Pci non era certo estraneo; la politica interna, dove il compromesso storico si è trasformato in un triste consociativismo.
Una lezione ancora attuale
Nonostante siano trascorsi quarant'anni dalla sua morte, la lezione di Berlinguer appare ancora di un’attualità straordinaria. Berlinguer seppe vedere oltre il suo tempo, cogliendo il limite materiale dello sviluppo capitalistico ed il suo conflitto insanabile con l’ambiente. Riconobbe il fenomeno dirompente della questione femminile e infine seppe prevedere il segno di una crisi profonda ed irreversibile del socialismo reale e dei partiti comunisti dell’est europeo.
Berlinguer e l'eurocomunismo
Il 11 maggio 1973, Piazza Maggiore, gremita da centomila persone, salutò con una grande ovazione i compagni George Marchais e Enrico Berlinguer. Fu in quel momento che nacque quello che Alberto Ronchey chiamò l’«eurocomunismo».
Berlinguer e la questione morale
Nel settembre 1977, Berlinguer chiuse la Festa nazionale dell’Unità a Modena, bollando così il Convegno contro la repressione organizzato a Bologna dopo l’uccisione di Francesco Lorusso. Nel Pci, dominava «la convinzione di essere stati penalizzati, proprio quando stavano per conseguire la guida del Paese, da un sovversivismo falsamente di sinistra, oggettivamente plebeo e al servizio delle forze conservatrici».




